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La ragazza milanese “adottata” dai socialisti belgi – da ‘Pubblico’ del 10 ottobre

Attenzione ai bambini e alle loro esigenze, aiuti alla mobilità sostenibile e lotta senza quartiere contro ogni forma di discriminazione. Sono questi i punti centrali del programma con cui la milanese Francesca Lazzaroni, classe 1978, laureata in psicologia a Padova, un passato nell’associazionismo e nella cooperazione e dal 2005 profonda conoscitrice degli arcani dell’Unione europea e dei suoi bilanci, spera di vincere le prossime elezioni amministrative nella lista del candidato sindaco socialista. Lo straniamento che si prova leggendo queste righe viene superato pensando che tutto ciò avviene a Saint-Gilles, Bruxelles, Belgio, e che il socialista in questione, Charles Picqué, per puntare alla sua riconferma alla guida di uno dei 19 comuni della capitale belga ha dispiegato una squadra multietnica, specchio perfetto della realtà già amministra. E siccome nelle belle case ariose che popolano le strade chiare di Saint-Gilles gli italiani sono ben 1.800, Picqué ha chiesto a Francesca di provare a rappresentarli e a cercare di coinvolgerli di più nella vita cittadina, visto che solo 400 di loro sono registrati e possono quindi votare.

“Quello che ha voluto fare il sindaco con la sua lista è aprire alla realtà delle famiglie politiche vicine alla sua in modo da dare voce anche gli altri abitanti della commune”, spiega Lazzaroni dal suo ufficio al Parlamento europeo, dove lavora da anni come assistente di Francesca Balzani, pugnace avvocatessa ligure eletta nelle file del PD. “Alle scorse comunali era stata aperta la possibilità di candidarsi ai cittadini europei non belgi, e da candidata non ho dovuto prendere la nazionalità belga”, racconta Francesca, notando il divario tra il suo lavoro in Parlamento, “dove si sta chiusi in ufficio fino a tardi”, e “questo tipo di campagna elettorale in cui si fa il vero porta a porta, si ascolta la gente, ci si rimboccano le maniche”.

Tra gli italiani di Saint-Gilles ci sono due categorie con esigenze e sensibilità ben distinte, ossia i funzionari europei arrivati da una pochi anni e la vecchia guardia degli emigrati. Tutte e due le comunità, per ragioni molto diverse, sono poco integrate con la vita del loro quartiere. “Andando a bussare a casa della gente ho visto che la prima immigrazione è un po’ abbandonata e che non è stato ricreato fino ad ora quel senso di comunità che esiste ad esempio tra i portoghesi, o tra i francesi. Bisogna pensare a degli eventi per tutti, dagli anziani che si vogliono ritrovare in una festa di piazza ad un centro culturale per proiettare i grandi film italiani”,  ragiona Francesca, che nel rispetto delle leggi belghe sta procedendo all’insegna di una frugalità quasi maniacale.

“Me la pago da sola la campagna, me la pago assolutamente da sola”, spiega con il tono di chi sta per raccontare qualcosa di divertente: “Pure il capolista ha un tetto massimo di spesa di 1.800 euro, perché c’è un regolamento che vieta di superarlo. Io sto pagando tutto, e di tutto devo presentare la ricevuta. Niente fotocopie dei volantini da un’amica o al lavoro: se ne faccio 100, devo avere la fattura. Tra una cosa e l’altra, benzina e fotocopie, avrò speso 400 euro. Il mio evento di campagna elettorale è stato l’8 ottobre, nella pizzeria Momo, che è di un amico che me l’ha messa gentilmente a disposizione. Io ho cercato di raccogliere tutti gli italiani e i possibili elettori, che sono i 25-40enni del quartiere. Momo ha aperto la pizzeria e c’è stato un dibattito con il sindaco Picqué, ma chi voleva la pizza se l’è dovuta pagare da solo. Se gliela avessi offerta io sarebbe stato come se avessi comprato un voto”. Ovvio, no?

E non che una volta eletti si entri in chissà che casta. “Come semplice consigliere comunale prenderei qualcosa tipo 45 euro al mese. Un assessore credo sia sui 1.700 euro, ma tutto ovviamente dipende dal ruolo che ti danno”. Se in Italia ci lamentiamo delle preferenze, nel Belgio trasparente ma anch’esso imperfetto il problema è quasi l’opposto: “Ogni lista ha 35 candidati, e ogni elettore può dare 35 preferenze. Vedremo…”. Visto che non c’è alcun conflitto d’interessi, Lazzaroni potrebbe comunque mantenere il suo posto di lavoro come assistente parlamentare. Lavoro che le ha dato molte soddisfazioni, dal negoziato sulle emissioni di Co2 delle auto con Guido Sacconi, ex eurodeputato del DS, a quello sul bilancio europeo, di cui la Balzani era relatrice e che Francesca conosce come le sue tasche.

C’è però un forte arricchimento personale a fare quello che sta facendo questa trentaquattrenne milanese, ed è quello di superare lo stadio dell’expat e guardare da un’altra prospettiva la città in cui vive da 7 anni. “La mia campagna elettorale, iniziata a giugno, mi ha fatta sentire più integrata, in particolare vista la mia situazione: lavoriamo fino a tardi e viviamo Bruxelles solo dopo le 8 di sera”, spiega. Forse proprio per questo Francesca ha cercato un modo per migliorare la vita di una comunità, andando a toccare quella realtà sociale che le è mancata per anni. Ma per ora è felice di limitare la sua esperienza politica al Belgio. “Una carriera nazionale non mi interesserebbe”, spiega. “Il valore aggiunto che mi dà questa esperienza rispetto al mio lavoro è il contatto con le persone. Lo sento più bello ed interessante al confronto con i toni della politica italiana, ma magari sbaglio”, aggiunge. E conclude, con tocco brussellese: “A livello nazionale, se ne avessi la possibilità, preferirei contribuire da tecnico”.

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