la moglie di Carlomagno

L’Unione europea e il fantasma della pace

Il Nobel per la Pace all’Unione europea no, non ora. E’ una decisione che dovrebbe far balzare sulla sedia tutti quanti, e in particolare gli europeisti, perché mette Bruxelles nella peggiore luce possibile in un momento incandescente. Quando lo stesso premio andò a Obama, lui fu il primo ad essere in imbarazzo, e lo stesso dovrebbe valere per Barroso e Van Rompuy. Con le strade e le piazze del continente attraversate da proteste quotidiane, una crisi economica che non accenna a retrocedere e un ruolo dell’UE sul quale si potrebbe dibattere per anni, non c’è molto da celebrare. E infatti i due leader UE hanno avuto l’intelligenza di fare un piccolo passo indietro e dire che il premio “è per tutti i 500 milioni di cittadini che vivono nella nostra Unione” (sarebbe un Nobel per la Pazienza, in quel caso). Ma tornare sull’argomento un po’ polveroso di come l’UE abbia garantito decenni di pace e di prosperità al continente in un momento in cui gli europei si odiano come non mai, diffidano gli uni degli altri e sono alle prese con un presente difficile non è una grande mossa di comunicazione.

L’Europa è stata preziosa, unica e insostituibile, e questo è incontrovertibile. Però con i problemi che la maggioranza dei cittadini europei si trova ad affrontare oggi, non si può continuare a tirar fuori il dopoguerra, un tema che non parla alle nuove generazioni e che soprattutto inizia ad avere il sapore di un ricatto: o l’Europa o il diluvio. Ormai l’euroscetticismo non è più solo cosa da conservatori britannici, ma si vede a sinistra, tra i giovani, tra gli intellettuali. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone pronte a cambiare idea, se solo avessero davanti a loro una UE meno burocratica e più attenta alla realtà quotidiana dei cittadini. Persone, insomma, che hanno ben presente il nesso tra UE e passato, ma non riescono a vedere quello tra UE e futuro (e il premio Nobel, trombone già da un po’, è tutt’altro che una mano santa per dare un tocco contemporaneo alla UE). Da europeista, l’ottobre 2012 è l’ultimo momento che volevo vedere immortalato da un premio.

6 thoughts on “L’Unione europea e il fantasma della pace

  1. Io ho sempre creduto nei valori che l’Europa rappresentava. Nonostante due guerre mondiali (certo non ci siamo fatti mancare nulla) le nostre radici culturali, profonde ed importanti, sono state un riferimento per tutto il mondo civile e democratico.Oggi ci ritroviamo nuovamente a dover subire una forma di oppressione e repressione sotto forma di politiche economiche e revisione dei diritti e dello stato sociale. Ricevere un Nobel per la Pace in un momento storico dove le grandi conquiste culturali, scientifiche e sociali che l’Europa ha conseguito dopo la seconda guerra mondiale vengono progressivamente smantellate mi sembra davvero di cattivo gusto e sinceramente fuori tempo massimo.

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    • Io la trovo soprattutto una pessima operazione di comunicazione: mio nonno o mio padre si possono commuovere per la pace, io ne posso sentire l’importanza, ma mio cugino diciottenne secondo me ha bisogno di altro per essere ispirato. Far fronte alla globalizzazione, garantire la pace sono compiti altissimi, ma non ci si può fermare lì.

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  2. Mah, io festeggio, senza che ci sia bisogno di crogiolarsi ma festeggio un riconoscimento che ha tanto più valore perché il premio non é stato dato né all’Unione europea “del 2012”, né a quella del 1957, né ai vari leader (quanti si presenteranno a ritirarlo?) sicuramente senza carisma e/o capacità per traghettarla fuori dalla crisi di oggi. E’stato dato all’Unione europea, e a ciò che rappresenta, punto. E’un po’ miope limitare la portata del premio al 2012 o al 1957 o a Barroso/Van Rompuy, che pure se ne compiaceranno. Con tutti i suoi difetti, soprattutto in termini di legittimazione democratica, l’UE garantisce pur sempre, col suo lavoro quotidiano, che gli europei vivano in pace qui ed adesso, ed è anche un’ipoteca sul futuro di pace del continente. Non una certezza, ma un forte conforto sicuramente. Siamo così sicuri che senza Unione o magari senza Euro i Greci o tutti quelli che soffrono starebbero meglio? Se le forze federatrici avessero prevalso prima e di più ci sarebbe già un governo politico dell’economia del continente, che avrebbe avuto più mezzi per evitare la crisi. Ma questo non è un buon motivo perché per una volta che un premio viene dato all’Unione questa dica a chi l’ha dato “beh, ti sei sbagliato, un po’ ci vergogniamo!!!”. Questo è un po’ l’atteggiamento chi dà ciò che ha per scontato. Cosa assicura che senza Unione i nazionalismi (che adesso va di moda definire euroscetticismi trasversali politicamente, ma che per me sotto sotto nascondono sempre e solo egoismi) non avrebbero prevalso di nuovo? Per me, l’UE, oggi e domani. Lo dico da federalista, non da europeista. Che poi il premio Nobel per la pace sia stato screditato dall’attribuzione ad Obama lo condivido, ma è un’altra questione.

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    • Caro Daniele, questo premio è talmente assurdo da prestarsi a moltissime interpretazioni. Ci si può vedere un incoraggiamento per il futuro, ci si può vedere un riconoscimento in un momento di particolare difficoltà oppure, come notano i perfidi, hanno deciso di usare l’ultima occasione possibile per premiare la UE prima che chiuda bottega. Nessuno, neanche Barroso nei suoi sogni più rosei, può vederci un riconoscimento per il buon lavoro svolto per tenere insieme le economie della zona euro e dell’Ue in generale. Io trovo che sottolineare il tema della pace in un momento in cui il problema è un altro sia una grande mancanza di rispetto per chi sta soffrendo. Il suo compito di supervisione la UE lo ha svolto male (anche Monti l’altra sera ha ridetto che ai consigli UE i ministri erano troppo educati gli uni con gli altri per dirsi le cose in faccia) e negli ultimi anni quello che è venuto fuori sono state solo medicine amare per una malattia che non si è saputo diagnosticare per tempo. Io abito a Londra, dove il received wisdom sull’Europa, come sai, è un po’ diverso. Che sia un paese di idioti? Io non penso. Non si può criticare neanche un po’ l’Europa senza passare per un bifolco egoista? Mi sembra assurdo, no? Bruxelles doveva garantire equilibrio, e non l’ha fatto. Aspetterei circostanze migliori per brindare.

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      • Ci sono festeggiamenti e festeggiamenti. Comprerò una bottiglia di Lambrusco, non di Dom Perignon, ma brinderò.

        Non si può , e direi anche non si deve, dire che “il tema non è la pace ma un altro”. Il tema dell’Unione è la pace. Ed è anche il titolo del premio assegnato.

        Andrei oltre: la pace in fondo è anche il tema dietro all’Euro, per dirne una. Chi non ha voluto completare l’unione monetaria con la necessaria unione politica porta il fardello delle sofferenze di molti. Questo qualcuno è l’Unione come bene collettivo o qualche sua componente che ha prevalso? Io penso siano gli Stati membri che non hanno voluto completare l’integrazione economica e intervenire quando si era ancora a tempo, per quanto anche altri non hanno fatto tutto quello che potevano.

        Ma tornando a bomba, la pace è una innegabile vittoria che continua oggi. L’esistenza stessa dell’Unione, con tutti i suoi difetti, è comunque una garanzia di pace, soprattutto quando scoppia una crisi come questa ed è facile sparare sull’Unione di Barroso e Van Rompuy. Ma oggi (e anche domani, perché no?) andiamo oltre questa visione così stretta. Mi piacerebbe che il premio lo ritirasse il vincitore di una borsa dell’Unione, magari un ricercatore, a nome dei cittadini.

        Che un premio consegnato adesso irriti epidermicamente chi è sottoposto alle misure di austerità “imposte dall’Unione” e non arriva a fine mese lo capisco. Ma è presunzione dire che questo qualcuno sarebbe stato meglio senza Unione e che il Nobel della pace lo offende: i fatti dimostrano il contrario. Quindi il Lambrusco aiuterebbe anche il disoccupato Greco a ripensare ai colonnelli.

        Riprendendo l’opinione di Straneuropa di Zatterini di qualche giorno fa, è il momento di comunitarizzare questa piccola e simbolica vittoria, e non solo le sconfitte come al solito e quindi mi apro il mio Lambrusco, anzi un Ouzo.

        PS.: a proposito: mi risulta che una gran parte del received wisdom sull’UE a Londra è… il blame game, come dicevano anche nella serie Yes! Minister)

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  3. Cara Cris, in effetti quando ho ricevutola notizioa ieri in tempo reale mentre eravamo in riunione sono rimasto un po’ perplesso. Non che non sia d’accordo, ma il primo pensiero che ho fatto è che all’UE si può dare il premio perchè è una istituzione senza esercito… Poi si può valutare in molti modi se il sostegno (diretto o indiretto?) ai ribelli ora in Libia ora in Siria sia esattamente un contributo alla pace.
    Ma tant’è, la motivazione del premio sono i 60 anni di pace in Europa, e questa è una realtà innegabile. Certo un po’ del premio in questo caso dovremmo condividerlo anche con la VI flotta ed i missili americani (e forse anche sovietici del tempo che fu). E certo usare questa pace come unica carota per gli europei, come dici giustamente, è un po’ pochino, soprattutto per le nuove generazioni.
    E soprattutto perché il timore del venir meno della pace garantita non può essere l’unico motivo che ci spinge ad accettare – ormai a ripetizione – politiche e decisioni sempre più lontane dalla realtà quotidiana dei cittadini. Abbiamo tutti deciso di mettere zavorra ai nostri piedi per non spaventare i nostri coinquilini con movimenti troppo ampi, e va bene. Ma se nella casa in cui siamo comincia a entrare l’acqua, bisogna chiedersi se la zavorra sia ancora utile o non serva solo ad annegarci.
    Bene la pace! Ma in un’Europa più autoreferenziale che federale il premio, magari meritato, mi sa un po’ di propaganda.

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