l'agenzia di overrating

Foody’s, l’agenzia di overrating

Non parlano d’altro, i britannici, e hanno pure ragione: riuscire a passare da secoli di verdure sbiadite nel burro e carni gommose ad una cucina creativa e pure piuttosto sana nel giro di un decennio merita plauso. Questo miracolo riguarda soprattutto Londra, perché il resto del paese è ancora in larga parte avvolto nel Marmite, o almeno questo ho visto girando molto e passando qualche mese nella pur raffinatissima Oxford. Lì per un ristorante buono, carino ed economico come Turl Street Kitchen ce ne sono dieci che portano ancora impunemente in tavola gamberi esangui sperticati su coppette tracimanti salsa pannosa. Oppure scatolette di pelati riscaldati, conditi e spacciati come ‘tomato soup’.

Ma anche Londra è irta di pericoli: la soglia minima di accettabilità culinaria non è garantita neppure nei posti più insospettabili. Può andarti benissimo, ma anche, com’è capitato a me in un paio di occasioni, ritrovarti davanti a piatti difficili da spiegare al tuo ospite. Per dire, al ristorante dello scintillante Victoria&Albert una volta mi stato servito un pezzo di pollo affumicato freddo (ricetta di cui non voglio mai più sentire parlare in vita mia) che non rispondeva a nessuna delle parti anatomiche del pollo così come lo conosciamo. In generale, poi, dietro l’etichetta ‘organic’ si può nascondere qualunque efferatezza (lo dice una che se ha fame si prepara pure un piatto di quinoa): ho visto atterrare in tavola patate crude, erbe sconosciute, piatti pieni di ravanelli sconditi spacciati come insalata. Non voglio che questo blog parli troppo di cibo, però qui a Londra può trattarsi di esperienze molto estreme, che sono comunque parte integrante nella vita in questo paese.

Ma partiamo dai punti positivi. L’altra sera sono andata a cena da Burger and Lobster, che vale ampiamente tutte e due le ore di attesa sullo scintillante marciapiede di Mayfair. La formula è semplice: per 20 sterline si può scegliere tra un hamburger, un’aragosta e un panino con l’aragosta, con patatine e insalata. Il paradosso è che l’aragosta sembra regalata e l’hamburger pare carissimo, e quindi tutti prendono l’aragosta, che sennò quando ricapita? In realtà pare che il piatto forte sia l’hamburger, che deve giustificare il suo costo e secondo molti è il migliore di Londra. Vi farò sapere. Dell’aragosta ho pensato tutto il bene possibile, così come del servizio, dell’accoglienza, del locale e soprattutto del conto. Stare attrespolata su un tavolo alto con un bavaglino addosso e un’aragosta davanti è una convincente rappresentazione della felicità.

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