the glorious land

Boris, il rottamator cortese

Entra nella stanza camminando a testa bassa, tanto la zazzera albina la vedono tutti. Il completo che ha indosso è probabilmente il più brutto di Londra, a scacchi color fanghiglia e con l’orlo semi-sfatto. Ma anche nella sua mediocrità quasi ipnotica, la giacca di Boris Johnson ha senz’altro visto giorni migliori, visto che oggi ha un grande alone di sudore che ne segna tutta la parte posteriore. Ah, e il taglio di capelli sembra fatto con una scodella, mentre la pelle è sudaticcia e rubizza e le scarpe di ottima fattura sono vecchie e sformate. Ma il sindaco di Londra, quintessenza del “too posh to wash” – troppo elegante per lavarsi – ha tutto sotto controllo quando entra nell’auditorium nuovo e scintillante della Pimlico Academy, istituto che per brevità chiameremo sperimentale e che accoglie studenti di ogni provenienza sociale con l’obiettivo di dar loro la migliore istruzione possibile. Alone a parte, che alla fine fa simpatia, Boris ha un perfetto dominio di se stesso e delle proprie gaffes, della platea e delle sue reazioni e, sempre di più, del dibattito all’interno del partito conservatore, costretto a tenere il passo con quest’uomo che, osservato da vicino per una mattinata intera, è un vulcano.

Sono lontani i tempi in cui Boris si faceva prendere in contropiede dai riots e annaspava tra un silenzio e una mezza risposta. Da quando è stato rieletto, e soprattutto da quando le Olimpiadi sono state il successo che sono state, può permettersi di fare quello che vuole, suscitando simpatie a destra e a sinistra. Il suo discorso alla convention dei Tories è stato il più acclamato, ma il sindaco di Londra non fa l’errore di rendere troppo frontale la sua rivalità con l’opaco primo ministro David Cameron. Una presentazione qui, un’intervista lì, un successo qua, Boris sa che di tutto ha bisogno tranne che di mettersi sullo stesso piano dei rivali. Vola alto come quando è rimasto sospeso con l’imbragatura e il casco facendo Tarzan sulla fune di Victoria Park. Però questa volta non si ferma, e scivola via che è una bellezza.

Alla Pimlico Academy è andato a fare una cosa che c’entra poco con i Tories e soprattutto non c’entra niente con il suo ruolo di sindaco: presentare un programma per migliorare l’istruzione nelle scuole londinesi. “Voglio innanzi tutto ringraziare e rendere onore agli insegnanti di Londra”, ha esordito con una schiettezza quasi da laburista, per poi aggiungere: “Ma dobbiamo vedere se riusciamo ad fare ancora di meglio. Le altri capitali del mondo ci stanno superando. Formiamo pochi fisici, non avremmo nessuno capace di costruire un impianto nucleare e se continuiamo così, toccherà che ci affidiamo ai fisici coreani che sono un po’ Gangnam style”. La platea di studenti, professori e esperti di istruzione viene giù dalle risate, ma l’atmosfera era allegra già da prima: Boris fa ridere, fa sorridere, è carismatico nonostante le vocali aristocratiche, nonostante l’aria da orso, e in quest’occasione ha trovato una spalla ideale, un omaccione corpulento e carismatico come lui, ma nero, che si chiama Tony Sewell, è un ex insegnante e fondatore di una charity che si chiama ‘Generating Genius’, e dice che lui e Boris sono come Rooney e un altro calciatore di cui non ho colto il nome perché queste cose, ahimé, non le so.

Il sindaco biondo non si butta nelle paludi di certi dibattiti che avvelenano la vita dei conservatori, ma le scansa a costo di sembrare un po’svampito, come quando disse a proposito dei matrimoni gay: “Un paio di anni fa qualcuno mi chiese se fossi a favore e io rimasi stupito, perché pensavo che fosse già legale”. Oggi, di fatto, è andato ad appropriarsi di uno degli ambiti politici più delicati per i conservatori, ossia la parità nella pubblica istruzione, che nel Regno Unito è notoriamente debole. Ed è riuscito a farlo senza sembrare minimamente critico verso il governo (anche se gli osservatori non hanno molti dubbi sul fatto che questo sia il primo passo verso la scalata del partito). “Tanti ragazzi dei riots erano tra quelli che restano indietro a scuola”, ha spiegato, aggiungendo civetto: “Sono una mezza calzetta, un novizio dell’istruzione, ma penso che ci sia un ruolo da svolgere per il sindaco, perché io posso migliorare tutto in questa città, ma che senso ha se poi i lavori non vanno ai giovani londinesi perché questi non sono abbastanza qualificati?”

A chi gli fa notare che è una campagna molto labour, lui risponde: “Ah sì, siamo stati educati nella stessa scuola, io e il leader del Labour, alla Primrose School, con delle grandi finestre”. Come a dire: sono quello che sono, e non venitemi a dire che non sono titolato a parlare di queste cose in quanto vengo da una famiglia privilegiata perché non sono il solo e non mi troverete mai ad arrampicarmi sugli specchi per tentare di descrivere il mio ambiente familiare come difficile (lo ha fatto Cameron due settimane fa ed era un discorso molto scivoloso e molto poco convincente, a mio avviso). Poco dopo aggiunge: “Non ho alcun orgoglio né vergogna a prendere le buone idee dai laburisti”. E il governo? “Ah, il segretario di Stato all’Istruzione è stato incredibilmente di sostegno, sono un grande ammiratore di quello che fa, e sto agendo in continuità con la sua azione”. Ma sta quindi realizzando l’ordine di scuderia di Cameron di “spread the privilege”, di “estendere il privilegio”. Su questo cala il primo no comment, scontato: è ovvio che Boris non porta avanti gli ordini di nessuno.

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