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Cameron, perche’ chi di euroscetticismo ferisce di euroscetticismo perisce (da ‘Il Foglio’, venerdi’ 2 novembre 2012)


La mossa “alla John Smith” consiste in questo: un leader laburista all’opposizione mette da parte le sue credenziali europeiste e, per spaccare il governo, si schiera a favore di una posizione molto più rigida di quella tenuta dall’esecutivo nei confronti di Bruxelles in modo da rafforzare la frangia più euroscettica dei Tories. La strategia era stata messa in atto per la prima volta negli anni Novanta da Smith per indebolire ulteriormente l’allora primo ministro conservatore John Major. L’argomento era il trattato di Maastricht, tra i ribelli c’era anche Margaret Thatcher e il risultato fu che la leadership di Major – “in carica ma non al potere” secondo la definizione dell’allora cancelliere Norman Lamont – fu costantemente messa in discussione fino alla sonora sconfitta elettorale del 1997.

Mercoledì la mossa è stata riproposta con sorprendente freddezza dal leader laburista Ed Miliband, che ha detto ai suoi di votare in blocco un emendamento sul bilancio europeo proposto da un manipolo di conservatori ribelli. Capitanati da un deputato con un nome da fumetto, Mark Reckless – “avventato”, “imprudente” – i 53 frondisti Tories hanno approvato una mozione non vincolante in cui si chiede a Cameron di negoziare un taglio del bilancio europeo al prossimo vertice che si terrà a Bruxelles il 22 e 23 novembre prossimi. Nella sua proposta di bilancio per il 2014-2020, la Commissione Ue esorta a un aumento del 5 per cento dei fondi a disposizione per i prossimi sette anni (circa mille miliardi di euro). Il governo britannico contava di tenere una posizione negoziale comunque durissima chiedendo un congelamento del bilancio “in termini reali”, ovvero in linea con l’aumento dell’inflazione del 2 per cento l’anno, ma questo, evidentemente, non basta a placare il fronte interno. Il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha fatto presente che tutti vorrebbero una riduzione del bilancio europeo e che il governo “accetterà un accordo solo se questo sarà positivo per il paese”, ventilando l’ipotesi di un veto. Nel tentativo di allentare la pressione sull’appuntamento di novembre, il cancelliere ha fatto presente che i deputati dei Comuni saranno messi davanti a una decisione vera tra circa un anno, quando dovranno scegliere se accettare o meno l’accordo raggiunto.

Se per Cameron quella di mercoledì sera è la peggiore sconfitta da quando è stato eletto nel maggio del 2010, il voto rischia di essere l’annientamento definitivo per il vice primo ministro e leader dei Lib Dem, Nick Clegg. Ieri l’inascoltato europeista si è scagliato contro i laburisti, definendoli “ipocriti e disonesti” e, pur schierandosi formalmente a sostegno della proposta di Cameron di cercare di contenere l’aumento di bilancio, ha accusato con vigore il primo ministro di avere venduto illusioni al suo elettorato. L’idea di poter riportare a Londra poteri ormai nelle mani di Bruxelles, rinegoziando il ruolo britannico nella Ue, è “molto seducente”, secondo Clegg, ma è “una falsa promessa avvolta in una Union Jack” e rischia di lasciare molti delusi, oltre che tradursi in un aumento dei costi.

Il portavoce di Cameron ha cercato di minimizzare la sorpresa per l’esito del voto di mercoledì sera, e stando ai resoconti, potrebbe essere sincero. Già martedì sera girava la voce di un Cameron furioso che tuonava parolacce a uno dei ribelli durante un evento pubblico e del lavoro incessante del nuovo “chief whip” George Young per ridurre le file dei frondisti. L’approvazione della mozione ribelle con 307 voti favorevoli contro 294 è l’inizio più negativo possibile per il nuovo capogruppo dei Tories, andato a sostituire due settimane fa il più focoso Andrew Mitchell, costretto a dimettersi per aver dato del “fottuto plebeo” a un poliziotto. Secondo un membro del governo, Young, grazie alle maniere miti, ha evitato che la sconfitta arrivasse con uno stacco di 40 voti invece che di 13, ma un deputato euroscettico definisce il suo modo di esercitare il controllo sul gruppo parlamentare “il più soporifero mai visto”.

L’argomento ufficiale dei ribelli è che quando Cameron andrà a Bruxelles potrà usare la minaccia del Parlamento per ottenere un accordo migliore, coerente con l’austerità che i cittadini britannici hanno dovuto accettare negli ultimi anni. La realtà è che Cameron si presenterà all’appuntamento ancora più indebolito dopo la umiliazione subita. Un anno fa 81 deputati Tories gli avevano chiesto un referendum sull’Europa, ma al confronto non era niente: con il voto dei Comuni Cameron sembra aver perso il controllo della spirale euroscettica che lui stesso ha alimentato.

2 thoughts on “Cameron, perche’ chi di euroscetticismo ferisce di euroscetticismo perisce (da ‘Il Foglio’, venerdi’ 2 novembre 2012)

  1. L’Europa non e’ popolare in UK, inutile negarlo. Meno ancora quando l’Europa e’ in crisi. Fosse indetto un referendum sull’Unione Europea, i bookmakers non accetterebbero scommesse. L’unica cosa che conta per Londra e’ il mercato unico. Lotteranno con i coltelli per restarci dentro. E proprio in quest’ottica la decisione di Cameron di non partecipare al negoziato finale sulla revisione del trattato UE a Bruxlles lo scorso dicembre (mentre si parlava di regolamentazione finanziaria) e’ suicida. Ottima manovra politica per guadagnare qualche mezzo punto di consenso nel breve periodo ma evidentemente destinata ad aprire il vaso di Pandora della questione europea in UK (per arrivare ai risultati attuali) e a ridurre l’influenza di Londra sulle politiche del continente. Allora i commentatori piu’ avveduti la descrissero come una vittoria di Pirro. Non si sbagliavano.

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  2. il problema e’ che qui tutti i maggiori giornali hanno un punto di vista selvaggiamente anti-europeista (non ho nulla contro gli euroscettici, anzi alcuni di loro mi spaventano tanto possono essere argomentati, ma qui siamo all’eurofobia isterica) e questo forgia un’opinione pubblica che non sa neanche dove sia Bruxelles ma che sente dire che la UE vuole i soldi dei britannici quando le famiglie in crisi non possono neanche comprare le scarpe ai bambini. Il giornali del gruppo Murdoch sono tutti euroscettici, e cosi’ il Sun. Cameron doveva mostrare leadership su questa cosa, e invece si e’ fatto trascinare, e ora la paghera’ cara, perche’ alla resa dei conti qualcuno nella City capira’ che non si puo’ tagliare con Brux e per Cameron saranno guai.

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