An education

Contro la teoria della ragazza panda

Se il desiderio espresso da Woody Allen in ‘Amore e guerra’ di avere tre figli, “uno di ogni”, si potesse realizzare, forse ci sarebbe piu’ varieta’ nel dibattito. Invece con due soli sessi a disposizione, l’alternanza tra gli anni in cui qualcuno dice che crescere figli maschi e’ un problema e quelli in cui sono le femmine a creare allarme procede secondo una noiosa cadenza un-due un-due. Il 2013 ha gia’ calato le carte: e’ uno di quegli anni in cui spetta all’educazione delle fanciulle essere passata al setaccio. Complice lo psicoanalista australiano Steve Biddulph e il suo Raising girls in libreria questa settimana, non c’e’ giornale britannico che negli ultimi giorni non abbia chiesto ad una firma femminile di punta di commentare le tesi del guru – l’ho scoperto adesso – di molti genitori.

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L’autore e’ un metodico, visto che ha gia’ scritto Raising Babies e Raising Boys. E la sua tesi, guarda un po’, e’ allarmistica: essere ragazze, sostiene, “non e’ mai stato oggetto di un attacco cosi’ sostenuto” da parte dei media, dell’industria, della societa’, della moda, dell’arte. In tutti questi settori e’ trasmessa un’immagine fortemente sessualizzata delle ragazze, a cui e’ chiesto di essere magre, eleganti, sportive, toste ma anche all’occorrenza romantiche, dolci ecc ecc… Aumentano i casi di anoressia, cresce il ricorso agli psicologi e, tristemente, si moltiplicano i casi di suicidio, come quello recente della ragazza di Novara, Carolina. Se succedono cose cosi’ tragiche, il quadro non puo’ essere roseo, certamente. Pero’ dei dubbi sul fatto che le cose non siano mai andate peggio io, personalmente, ce li ho.

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Partiamo dai disturbi alimentari: siamo certi che con le ragazze i media siano piu’ spietati che in passato? Negli anni ’90, l’anoressia era comunissima, e mi riesce difficile immaginare una situazione peggiore di quella che c’era nella mia classe, per non parlare dell’universita’. Ma al di la’ di questo, all’epoca non c’erano neppure una Kim Kardashian o una Beyonce’ a rassicurare le ragazzine sul fatto che si possono rispettare i canoni di bellezza piu’ diffusi e ammirati pur essendo un po’ in carne. C’era Francesca Dellera, ecco. Oppure Non e’ la Rai. Ma guardando all’estero, c’erano solo le scapole di Vanessa Paradis e le incantevoli tibie di Kate Moss ventenne, andava di moda il grunge e non c’erano i social networks per sentirsi, tutto sommato, anche un po’ meno soli.

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Per quanto riguarda il ricorso agli psicologi, forse prima i genitori erano semplicemente piu’ riluttanti a rivolgersi a specialisti, e il fatto che questo avvenga piu’ spesso davanti ai problemi dell’adolescenza mi sembra una notizia piu’ positiva che altro. Sul fronte del bullismo, invece, c’e’ poco da dire: nell’epoca della riproducibilita’ tecnica dell’idiozia adolescenziale, mi ma paura solo pensare a quanto tocchi essere forti e strutturati per non soccombere. Personalmente, non sono sicurissima che ce l’avrei fatta e ho una grande ammirazione per chi attraversa indenne i quasi i 14-16 anni. Ma e’ un problema solo per le ragazze? A me pare che sia molto duro, durissimo in generale per chi e’ diverso, per chi e’ sensibile, per chi vuole farsi gli affari suoi e seguire i propri gusti, per chi e’ gay, per chi non e’ bello, per chi e’ troppo bello, per chi e’ secchione e per chi, come me, era alta gia’ un comodo metro e settantacinque a tredici anni.

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L’altra sera ho rivisto (e capito) un film incredibile, Heathers, tradotto in italiano come Schegge di follia, forse nel pietoso tentativo di prendere le distanze dal tema, un ingigantimento grottesco ma lucidissimo delle dinamiche piu’ comuni dell’adolescenza. Altro che follia. Winona Ryder, nel 1988, ha 17 e vuole farsi accettare dal gruppo delle ragazze cool della sua scuola, che sono tutte bionde, sembrano tutte Sharon Zampetti (tranne la mora, che poi diventera’ la Brenda di Beverly Hills) e si chiamano tutte Heather. Sono una piu’ cattiva dell’altra e Veronica-Winona deve rinunciare ai suoi gusti e alla sua indole relativamente generosa per essere accettata. Incontra Christian Slater, ragazzo carino e un po’ ribelle, si mettono insieme e poi iniziano a far fuori un po’ di compagni di scuola partendo dalla Heather-alpha. Il resto non lo racconto perche’ il film e’ sconcertante e, a modo suo, bellissimo, oltre al fatto che la Ryder e’ splendida e i suoi vestiti strambi pure. La morale, alla fine, al netto delle esagerazioni e degli spargimenti di sangue, e’ positiva: un’adolescente deve faticare per essere se stessa e non puo’ farlo senza qualche strappo, pero’ alla fine, come Winona, ce la si puo’ fare ad imporre le proprie regole e a diventare amiche della ragazza ingenua e obesa che tutti prendono in giro.

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Il mondo che descrive Heathers e’ crudelissimo e, nonostante le spalline e le cotonature anni ’80 e l’assenza di perniciose tecnologie, non mostra I segni del tempo. Mi chiedo se esista un modo per proteggere un figlio da un’adolecenza del genere e se, in linea con le idee di Biddulph o con le ossessioni della stampa inglese, una bambina crescera’ piu’ felice e sicura di se’ se giochera’ con i trenini invece che con le bambole. I manuali di self help per genitori li capisco, ma al pari dei manuali di self help in generale mi chiedo a che cosa servano, e se non sia un po’ illusorio pensare di contenere gli imprevisti che la vita presenta attraverso un libro. Oppure suggerire ai genitori di trattare le bambine e I bambini in maniera uguale, come se questo non fosse uno dei messaggi che la nostra societa’ e I nostri media trasmettono, nel bene e nel male, accanto alle braccine di Kate Moss, sempre quelle, e alle ballerine in tanga in televisione. Le donne, nonostante tutto, stanno andando veloci e non hanno mai avuto tanti strumenti a loro disposizione per andare ancora piu’ veloci oppure, se lo vogliono, fermarsi un po’. La ‘pandificazione’ di donne e ragazze ha meno senso oggi che in passato.

6 thoughts on “Contro la teoria della ragazza panda

  1. Ciao cara: chissà come è, condivido il tuo discorso. E, specie per l’anoressia, mi sento di dire con una certa cognizione di causa che, almeno in Italia, è molto più allarmante che in passato. Un bacio.

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  2. non so se sia piu’ allarmante che in passato. quello che mi chiedo e’ se la societa’ e i media siano piu’ colpevoli che in passato. a me sembra che ora ci sia piu’ scelta, piu’ possibilita’ di trovare una propria nicchia rispetto al passato. tu cosa ne pensi?

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  3. Non credo sia una questione di maschetti e femminucce. La societa’ che spaventa a 15 anni puo’ diventare un macigno se cresce esponenzialmente sotto forma di social. Ma questo vale per ragazzi e ragazze.

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  4. sono d’accordo, ma crescono anche le opportunita’ di trovare dei simili e qualcuno con cui condividere le proprie inclinazioni e i propri problemi. non voglio essere troppo ottimista, ma mi sembra un passo avanti rispetto a quando si era tutti soli. ci vuole un supplemento d’anima per gestirlo, ma secondo me un lato positivo in tutto questo c’e’. solo che non capisco il vantaggio di fare di tutto un allarme. l’adolescenza e’ gia’ un allarme acceso in permanenza.

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