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La trentunenne Kate e le allegre primipare attempate di Windsor

Non c’è che dire, il Regno Unito sta messo meglio dell’Italia in quanto a pari opportunità. L’occupazione femminile è più alta, ci sono più donne in ruoli di responsabilità e se un politico prova a dire cose tipo ‘calmina’ o ‘Concitina’ in televisione può stare abbastanza sicuro che la sua carriera finisce lí o quasi. Non è tutto perfetto, certo: uno studio della società di consulenza Hay Group ha concluso che nelle grandi aziende britanniche le donne dirigenti sono pagate il 9% in meno rispetto ai loro colleghi maschi, con un inquietante aumento del divario rispetto al 7% dell’anno scorso. Grave, certo, ma fa quasi tenerezza rispetto al ‘pay gap’ del 22% che esiste in Italia, all’ultimo posto tra i 12 paesi analizzati. C’è però un tema ricorrente, meno vistoso dei topless sulla ‘Page 3’ del Sun, che mi lascia sempre quel retrogusto un po’ spiacevole di controllo sociale, ma che per i britannici e le britanniche è assolutamente normale: la quantità di pressione che i media esercitano affinché le donne abbiano bambini presto. Il fatto che Kate Middleton sia incinta per la prima volta a 31 anni è l’unico aspetto vagamente anticonformista di lei, per dire.

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Oggi il Daily Mail apre sull’argomento – ‘La metà dei bambini nasce da madri ultratrentenni’ – e ne scrive, con tono da ‘Discovery Channel’, anche il Times: ‘Sono più grandi, più sagge e non sono tutte sposate: ecco le baby boomers trentenni’. Sulla base di una ricerca pubblicata ieri, i due quotidiani spiegano che ormai la metà dei bambini nasce da madri trentenni e quarantenni, poiché “il desiderio di una buona istruzione e di una carriera avviata viene prima della famiglia”. Anche i padri sono più vecchi che in passato, e pure la prima casa, che un tempo si acquistava a 28 anni, ora non arriva prima dei 35 in media. La metà dei bimbi, poi, nasce da genitori non sposati. La prima ragione indicata dallo studio per questo rinvio della maternità è il fatto che le donne continuano a studiare fino a tardi e che poi pensano alla carriera, a differenza di quanto avveniva nel 1974, quando di solito a 18 anni si mollavano gli studi, si lavorava per qualche anno e poi ci si metteva a fare figli.

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Il Times scrive un articolo piuttosto innocuo, corredandolo però con una scelta a mio avviso sorprendente di foto di coloro che rappresentano ‘il nuovo volto della maternita’’: Sienna Miller, madre a 30 anni, Cherie Blair, madre del suo quarto figlio a 45 anni, la sopracitata Kate, che avrà 31 anni quando nascerà suo figlio, Fearne Cotton, una DJ incinta di 31 anni e Peaches Geldof, la figlia di Bob, che a 23 anni sta aspettando il suo secondo. Come a dire che 31 anni già si è molto stravaganti e moderne, a meno che non si abbiano già tre figli come Cherie. Il Mail invece non ha praticamente neanche bisogno di scrivere l’articolo per infondere un senso di indignazione nei suoi lettori: basta il titolo a tutta pagina. Si limita ad intervista una donna che racconta l’esperienza estrema di aver avuto un figlio a 30 anni e le fa spiegare quali sono state le sue ragioni per aspettare così tanto, dopodichè butta lí sedicenti ricerche che dimostrano che i bambini cresciuti da genitori sposati sono più sani, più felici e pure più bravi a scuola. Poi tale Patricia Morgan, autore di opere contro la convivenza e a favore del matrimonio, precisa che il declino della maternità è tra le ventenni (sposate) è porterà ad un “disastro demografico”.

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E vabbene, sono giornali conservatori, spesso più che conservatori, tanto che né l’edizione cartacea del Guardian né quella dell’Independent ne parlano (oggi, ma l’hanno fatto in passato). Nel suo blog sul Telegraph, Cristina Odone – commentatrice che ammette serena di essere diventata madre a 43 anni – spiega che l’aumento dell’età media delle primipare è una ‘notizia benvenuta’, e fa il confronto tra la disarmata Diana, madre giovanissima e bisognosa lei stessa di guida e cure, e la più solida Kate, che ha avuto il tempo di conoscere il mondo e il contesto in cui crescerà suo figlio. Benvenuto è soprattutto il fatto che qualche giornalista illuminata cerchi di rendere il quadro più rasserenante per tante donne, come quella “poco più che trentenne” che ha scritto al Guardian una settimana fa per dire che non vuole figli ma che sente di dover prendere una decisione presto, sennò rischia di non averli mai. Mariella Frostrup, che grazie al cielo è saggia, le risponde: “Niente panico. Nonostante l’eccesso di editoriali che dicono il contrario, hai un sacco di tempo”.

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Ce lo vedete un giornale femminile italiano che titola ‘Madre dopo i 35 anni, è ancora possibile?’ con tanto di foto di donna preoccupata che si morde le labbra come se stesse facendo un salto nel buio? La nostra sensibilità sull’argomento è molto diversa, mentre nel Regno Unito, come conferma Mariella, questo tipo di articoli è frequentissimo, e quasi mai sono rassicuranti. C’è sicuramente una parte di verità e di onestà nell’esortazione a riprodursi prima che la cosa si faccia problematica e difficile, ma io ci vedo anche tanta volontà di irregimentare il ruolo delle donne nella società, oltre a tanta pressione a fare in maniera ordinata una scelta che per me dovrebbe restare molto personale e tutt’al più essere incoraggiata da politiche adeguate (cosa che qui avviene già abbastanza, anche se il costo della vita a Londra rappresenta comunque un fattore da considerare). Ma oltre un certo limite non si può andare. Sbaglierò, c’è una parte di me che trova i topless di Page 3 un messaggio tutto sommato meno subdolo.

2 thoughts on “La trentunenne Kate e le allegre primipare attempate di Windsor

  1. Finalmente trovo una spiegazione articolata di quanto avevo solo percepito nelle mie conversazioni con inglesi e nella mia breve esperienza a Londra. L’enfasi sulla gravidanza è molto più forte in UK che altrove, e non riuscivo a capire se ero io ad esagerare o se è proprio così. Perfino le serie televisive made in UK mi sembrano ossessivamente orientate alla gravidanza, e poi tutti quei prodotti all’acido folico evidenziati a Boots e Superdrug…
    La spiegazione? Forse, come accenni, la volontà di inquadrare tutto, di fare i bravi e fare i compiti anche nelle questioni più intime e personali, come se si trattasse di obiettivi lavorativi…

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  2. E’ vero che qui c’e’ un senso fortissimo di ciò che è adatto a ciascuna età: a 22 si finisce di studiare, spesso anche prima, e poi c’è tempo fino ai 27-28 anni per gozzovigliare in giro. Poi, però, la festa finisce e si diventa responsabili, si compra una casa, si fa un salto professionale e magari ci si sposa. Se io mi fossi sposata a 28 anni, sarei stata non proprio la prima tra le mie amiche, ma un caso ancora rarissimo. Ma al di la’ delle fasi della vita, quello che mi stupisce è come qui non sia considerato invasivo dire alle donne quando devono riprodursi, e non ne sto facendo una questione medica. E’ ovvio che dopo i 30 anni le possibilita’ si riducono, ma è anche vero che il mondo (il mio mondo almeno) è pieno di mamme trentacinquenni e quarantenni che non si sentono ne’ strane ne’ spericolate. Alla fine mi stupisce che le inglesi, che hanno piu’ strumenti sociali e politici di noi italiane, finiscano con l’ingabbiarsi da sole in nuove paure, invece che sfruttare tutta la liberta’ che hanno per dire ‘nanny state, resta fuori da casa mia’.

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