Ermengarda

Per il ruvido Farage Grillo e’ troppo anarchico (da ‘Il Foglio’ del 15 marzo)

Se ripensa a piazza San Pietro, alla “cerimonia intera, al senso di mistero che emanava” anche in tv, tocca essere indulgente pure a lui, Nigel Farage, leader dell’Ukip, l’Indipendence Party britannico, che cattolico proprio non è: Santa Romana Chiesa “è ancora capace di azzeccare qualche colpo”, dice al Foglio. Uomo delle tradizioni, l’eurodeputato inglese, di ritorno dal voto di Strasburgo sul bilancio, dismette i toni elegiaci su Francesco per assumere quelli seriosi del nazionalista: “Sono un po’ preoccupato per un papa argentino che ha una posizione molto dura sulle Falklands, ma è l’unica cosa che mi turba, davvero”.

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Farage è di ottimo umore, ride forte nel telefono mentre guida tra le colline del Kent, si compiace del risultato ottenuto alle elezioni suppletive di Eastleigh e si compiace soprattutto del fatto di non essere più, in quanto antieuropeista, un fenomeno di nicchia. “Ah, ormai se ne vedono dappertutto, in Francia come in Finlandia e in Italia, ma era ovvio, come si può costruire qualcosa laddove il consenso dei cittadini non viene mai richiesto?”, spiega, col tono consumato di un attore che recita il suo ‘essere-o-non-essere’. E prosegue: “Non c’è niente da salvare, in particolare nell’Eurozona, dove 5 paesi su 17 hanno dovuto chiedere un salvataggio. L’intero sistema è una costruzione sballata, che ci sta portando ad una distruzione economica che non si ferma al Regno Unito. No, non c’è proprio niente da salvare”.

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La struttura traballava dall’inizio, ma il colpo di grazia l’ha dato il Trattato di Lisbona, sul cui percorso di approvazione Farage concentra tutto il suo biasimo. “Io non voglio il Regno Unito fuori dall’Europa, voglio l’Ue fuori dall’Europa”, l’Ue burocratica, l’Ue di Herman Van Rompuy, quello con “il carisma di uno straccio umido”, secondo la feroce definizione che gli costò una querela da parte del presidente del Consiglio europeo e fama istantanea tra gli euroscettici latenti e no. Il tema è piaciuto tanto ai grillini, che lo hanno eretto a paladino del parlar chiaro in materia d’Europa. Però, a sentirsi accostato a Beppe Grillo, Nigel Farage non si scalda tanto, anzi. “Un fenomeno affascinante, ma un po’ anarchico per i miei gusti”, osserva, facendo trasparire la distanza tra il suo euroscetticismo borghese e il grillismo. “Diciamo pure che noi siamo frustrati, ma non così arrabbiati come loro. Tutti i nuovi movimenti nascono come movimenti di protesta, ma poi devono diventare altro. Spero che Grillo sviluppi qualcosa di solido, un programma politico, e soprattutto faccia in modo che ci sia un referendum sull’Ue. Ecco, ci vorrebbe un referendum”.

Però sia chiaro, una consultazione fatta bene, entro l’anno, non come quella annunciata da David Cameron, premier dal passo incerto la cui debolezza sta facendo guadagnare punti a Farage, quarantanovenne indistruttibile sopravvissuto a un incidente automobilistico, a un tumore ai testicoli, a un incidente aereo e un regime tabagistico temerario. Insomma, anche se non ha ancora nessun seggio ai Comuni, il leader dell’Ukip punta alle roccaforti milionarie e Tory di Chelsea e Kensington, bacini di scontento e delusione a suo avviso. “Difendiamo le nostre idee, non restiamo aggrappati allo status quo”, spiega fiero, tenendo a puntualizzare, nel caso qualcuno volesse scomodare la parola ‘ultradestra’: “Noi stiamo rubando voti anche a sinistra”. Vede che è come Grillo, allora? “Non proprio, in realtà”.

Farage è un uomo delle istituzioni e vede altrove il suo modello. “La Finlandia, ecco, lì hanno un incredibile partito euroscettico adatto a governare”, mentre con Grillo “siamo a stadi diversi dell’evoluzione politica”, anche se il suo punto di vista è “comprensibile, completamente”. Soprattutto quando dice che l’Italia è di fatto già fuori dalla zona euro. “Ah, mica solo lei, tutti i paesi: non lasciano uscire il primo solo per evitare l’effetto domino, partendo dalla Grecia”. Niente speculazione, l’Eurozona è stato un fallimento tutto politico secondo Farage: “I politici hanno infranto le buone vecchie regole stabilite qui in Europa, come dimostra il fatto che in Australia e Canada certi eccessi non ci sono stati. Però attenzione, con la retorica anti finanza e anti industria l’Ue sprofonderà nella povertà”, non mettendosi in condizione di resistere alla competizione. Vorrebbe vedere le banche smontate e rimontate, Farage, e invece che decrescere vorrebbe retrocedere al mondo di ieri, prima dell’Europa, prima che tutta questa gente avesse un “lavoro a vita” a Bruxelles, così ben pagato da desiderare “lo status quo”, facendolo sentire “molto solo” nelle sue critiche, almeno inizialmente. “Un po’ come Galileo”, giusto per guardare a Roma.

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