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Le lacrime della Iron Lady, donna spaventosa ma tanto emotiva (da ‘Il Foglio’ dell’11 aprile 2013)

La gente in piazza che brinda per la sua morte non avrebbe fatto a Margaret Thatcher né caldo né troppo freddo. Al limite si sarebbe abbandonata a un pianto dei suoi e avrebbe analizzato i fatti attraverso la lente della più impietosa delle autocritiche, concludendo di aver fatto il suo dovere nella vita e mettendosi, alla fine, il cuore in pace. Charles Moore, uno dei giornalisti conservatori più famosi del Regno Unito che da 16 anni si occupa di scrivere una biografia in due tomi dell’ex primo ministro, vede così la donna che il Regno Unito sta piangendo, o vituperando, in questi giorni. Il 23 aprile, sei giorni dopo il funerale non-di-stato-ma-quasi di mercoledì, uscirà il primo volume del suo lavoro, che racconta la vita di Margaret Hilda Roberts dalla nascita alle guerra nelle Falklands, nel 1982, intitolato “Not for turning”. Il libro vuole essere definitivo e punta ad aprire una nuova fase della storiografia thatcheriana – basta con i giudizi viscerali, è tempo di analizzare i fatti.

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L’idea nasce dai consiglieri della Thatcher che, cinque anni dopo l’uscita di scena, le suggerirono di scegliere un giornalista al quale far scrivere le sue memorie e far spulciare documenti riservati archivi. Così è arrivato Moore, ex direttore dello Spectator e del Daily Telegraph, etoniano, conservatore, fan della Thatcher, certo, ma anche irriverente e critico sugli eccessi della finanza, ad esempio. “Mi chiese lei di essere il suo biografo – dice Moore al Foglio, in un’intervista rara, visto che ieri s’è lamentato sul Guardian: non scocciatemi, non parlo prima della pubblicazione – Di avere accesso ai suoi documenti personali”, come la corrispondenza con la sorella maggiore Muriel, morta nel 2004, “e io ho voluto fare un lavoro completo e comprensivo”. Moore non voleva finire come William Manchester con Winston Churchill, morto prima di snocciolare l’ultimo volume della corposa trilogia. “Ho cercato di raccontare ogni aspetto della sua vita”, anche le cose di cui Margaret odiava parlare e soprattutto leggere. Una tortura, per lei, tutta la sua vita privata in mostra, “ma le ho chiesto tanto, e ho scavato tanto”, spiega il biografo, con l’entusiasmo di chi sa di avere materiale molto interessante.

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“La Thatcher ha voluto che la sua biografia fosse pubblicata dopo la morte per non essere accusata di aver controllato i contenuti, tanto che non era autorizzata a leggerla”, prosegue Moore, precisando che no, Maggie non aveva la sensazione di essere stata fraintesa e non voleva che il libro fosse scritto per riabilitarla. “Non voleva addolcire la sua immagine, anche perché se sei un famoso primo ministro britannico lo sai che ci saranno un sacco di libri su di te, e puoi o ostacolarli oppure fornire del materiale, e lei ha scelto la seconda opzione”. Nessun controllo, nessun intento agiografico e nessuna censura sulle parti molto critiche – e ce ne sono, garantisce l’autore.

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Ma uno che ci passa una vita, sulla Iron Lady, cosa trova che gli altri non sanno? “La gente in generale non coglie un paio di cose”. Tipo? “Spaventosa, va detto, lo era, ma era anche una persona molto gentile con chi le stava accanto, aveva cuore e, soprattutto, aveva un’idea molto romantica della nazione e delle sue convinzioni. Una persona dai sentimenti forti, con la lacrima facile, ma sapeva che era importante essere fredda”. Thatcher emotiva, cos’altro? “La maggior parte della gente sbaglia l’analisi quando riporta la sua frase ‘la società non esiste’ – tutti si perdono la seconda parte: che ci sono gli individui e le persone, certo, ma anche che ‘la gente ha in mente troppo i diritti, senza gli obblighi, ma non c’è nessun diritto senza che prima ci sia un dovere”. Insomma, osserva il biografo, “hanno torto a pensare che fosse un’individualista libertaria atomistica”, aveva un’idea chiara “dell’ordine sociale, della legge, dell’individualità nella responsabilità sociale”.

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Non parla con i toni dell’innamorato, Moore, ma più come chi ha scalato una montagna e ne è fiero. “Anche prima della malattia, la sua memoria era inaccurata, era una persona così impegnata che si ricordava le emozioni, magari i dati, ma raramente l’ordine dei fatti. Non che non fosse attendibile, ma le cose andavano sempre riviste con i suoi assistenti e i politici dell’epoca”. Ma quant’era egocentrica, Maggie Thatcher? “Tanto, come tutti i potenti di quel calibro, però era anche interessata agli altri e soprattutto era molto critica con se stessa. Aveva un forte senso della missione, dell’obiettivo. C’erano vari aspetti straordinari in lei: energia prodigiosa, una capacità di lavoro e di concentrazione fuori dal comune e, a differenza di altri politici, assoluta mancanza di compiacimento”. Tanti altri politici si amano, si ammirano per le loro decisioni senza andare a vedere dove portano, mentre lei era “estremamente interessata ai risultati” e ha continuato “sempre a parlare un linguaggio non politico, da persona semplice”.

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Lo scopo della nuova biografia di “un personaggio così controverso” è di “cambiarne la narrazione”, inziare ad analizzare i fatti per quello che sono stati, visto che con Maggie tutti hanno fatto la stessa cosa: con lei o contro di lei. E poi renderla nella sua dimensione di donna. Come donna? “Sì, è stata sempre interamente donna, ha confuso gli uomini e ha sempre creduto nella superiorità delle donne”. Come individui, s’intende.

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