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Tutti contro Cameron, e lo Spectator paragona il Regno Unito a Cipro (Da ‘Il Foglio’ del 29 marzo 2013)

Essere un’isola, essere intrappolati tra Berlino, Mosca e Bruxelles, avere un settore bancario dalle dimensioni smodate e essere alle prese con uno “stato borseggiatore”. La mente vola subito alle recenti vicende di Cipro, certo, teatro di una ridefinizione brusca e plateale dei diritti dei cittadini-correntisti. Ad un secondo sguardo questa si rivelerebbe però, a sorpresa, descrizione calzante anche della Gran Bretagna, “anche se nessuno lo vuole ammettere”. Lo scrive lo Spectator, storico settimanale conservatore diretto da un vigoroso quarantenne scozzese che ha evidentemente deciso di dare un giro di vite alla sua missione di fare da spina nel fianco dei conservatori, pubblicando negli ultimi tempi articoli sempre più impietosi verso la gestione di partito e paese portata avanti da David Cameron.

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“Non abbiamo una particolare animosità nei confronti di Cameron, se facesse qualcosa di giusto lo racconteremmo”, osserva Freddy Gray, giovane vice del giovane editor Fraser Nelson, il quale però, alla richiesta di citare l’ultimo articolo positivo sull’inquilino di Downing Street esordisce con un poco promettente “si’, quando è stato eletto abbiamo fatto una copertina che…” La prima pagina di oggi rappresenta invece un uomo il cui portafogli viene sottratto dalla mano grandissima dello Stato e, facendo leva sul paragone con l’altra isola, Cipro, espone il ragionamento seguente: il quantitative easing rende la vita più facile al governo e al cancelliere dello Scacchiere George Osborne – ex Wunderkind a cui lo Spectator dedica ora più frecciate che a Cameron – ma aumenta l’inflazione e rende i britannici più poveri. Dati alla mano, questo corrisponde ad un furto di entità superiore all’ormai leggendario 6,75% proposto ai ciprioti e poi sventato dal Parlamento (le misure pensate per i patrimoni sopra i 100mila euro sono roba da francesi, invece).

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Certo, sottolinea Louise Cooper, ex banchiera da Goldman Sachs, ora giornalista per BBC e autrice del pezzo, ‘stiamo sostenendo l’economia con altri 50 miliardi di sterline di quantitative easing’ e ‘Vogliamo che la Banca d’Inghilterra stimoli la crescita’ suona meglio di ‘Dacci I tuoi soldi’, ma alla fine dei conti è la stessa cosa“. Come Cipro, anche nel Regno Unito “c’e’ stato il boom, e poi il crash, e ora abbiamo lo stato scippatore. E stiamo tutti sentendo il suo tocco”. Per un paese dove la performance economica riceve gradi di attenzione altissimi da parte dell’opinione pubblica, il fatto che la situazione non accenni a migliorare sta portando lo Spectator a spazientirsi sempre più. “Abbiamo fatto un sacco di articoli contro il quantitative easing e i tassi d’interesse bassi, Fraser ci tiene che la gente sappia quali sono i meccanismi  dei quali è vittima, è giusto che sappiano che cosa succede loro”, prosegue Gray, facendo dell’articolo una questione di informazione finanziaria e non, come pure appare, una stroncatura politica come ce ne sono state poche. “Noi vogliamo essere i critici più severi del nostro governo e del nostro partito”, e non c’è modo di ignorare la “delusione generalizzata” nei confronti di Cameron e del suo governo di coalizione, “che ha provocato scontento non solo a sinistra, ma pure a destra”.

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Affezionato alle soluzioni grafiche, lo Spectator ha commentato il budget presentato da Osborne innanzi tutto con l’impietosa immagine di un Osborne nascosto nell’angolo di una valigetta vuota in copertina, mentre ora arriva il paragone con Cipro a dire ancora una volta basta, basta con questi trucchetti, basta con le iniezioni di denaro nel sistema che rendono la vita del governo più facile e quella di tutti i cittadini più difficile. “Quello che ha fatto il governo cipriota è inqualificabile, ma che il quantitative easing sia un furto lo dice pure John Maynard Keynes”, spiega Gray, affidandosi alla citazione dell’economista britannico: “Attraverso un continuo processo di inflazione, i governi possono confiscare, segretamente e inosservati, una parte importante della ricchezza dei loro cittadini (…) Il processo (…) avviene in un modo che neanche un uomo su un milione è in grado di diagnosticare”.

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I britannici, che fuori dalla zona euro fanno quello che gli altri vorrebbero poter fare in un momento come quello attuale, controllano la loro moneta e ne stampano di nuova, portando ad un aumento dei prezzi senza aumentare salari e interessi bancari. E come dimostra la situazione attuale, alla lunga non serve. “Nel corso della storia, quando i governi hanno incontrato una crisi del debito che non erano in grado di risolvere, i politici hanno ceduto alla tentazione di inflazionarla via”, sentenzia la Cooper, ricordando come Sir Mervyn King, governatore uscente della Banca d’Inghilterra, abbia ricordato ad ogni pie’ sospinto come l’inflazione debba restare sotto controllo, intorno al livello di riferimento del 2%, salvo poi lasciarla correre liberamente. Ora arriva il canadese Mark Carney, a giugno, e speriamo che la musica sia diversa.

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Ma basterà che cambi quella poltrona o ci vuole dell’altro? “Boris Johnson è visto come uno dei politici più promettenti del panorama attuale, e soprattutto è percepito come lontano da quell’establishment, è normale che lo seguiamo con attenzione”, garantisce Gray. Il biondo sindaco di Londra, predecessore di Nelson alla guida dello Spectator, porterebbe il partito a guadagnare 6 punti percentuali rispetto alla attuale leadership di Cameron, recuperando rispetto al Labour: 37 per tutti e due. Lo dice YouGov, e al settimanale sembrano pensarlo tutti. “Non è la linea ufficiale del giornale”, mette le mani avanti il vicedirettore, mentre il sito titola “Boris salverebbe fino a 50 seggi” e i commentatori corroborano l’immagine di un Boris antisistema e lo difendono dagli attacchi dell’ultimo nato della dinastia dei Torquemada della BBC, Eddie Meir, che lo ha fatto nero domenica sera in Tv interpellandolo sui suoi (deludenti) scheletri nell’armadio. Fedele all’idea di salvare il partito per il quale parteggia dai suoi stessi errori attraverso una critica continua – è giornale molto più feroce di Guardian e Independent nei confronti del governo – lo Spectator arriva a livelli di soulsearching non comuni, con articoli come “I Tories vogliono che Cameron perda?”. Conclude Gray: “Non siamo un giornale ideologico, siamo pragmatici”. E sì, ammette, “non mi viene in mente una storia così dura nei confronti del governo”, niente peggio del confronto tra la noia depressa dell’economia britannica e l’orrore puro che sta andando in scena a Cipro.

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