the glorious land

Londra a lutto apre la scatola dei ricordi, e seppellisce gli anni ’80 tra rispetto e vecchi rancori (da ‘Il Foglio’ del 18 aprile 2013)

Ha la faccia leonina e il cappotto perfetto da amministratore delegato il signore che parla con la vecchietta un po’ arruffata tutta tesa sulle punte dei piedi per cercare di vedere qualcosa, della scalinata e dei militari, della cerimonia della fine di un’epoca che si sta celebrando all’interno della cattedrale. O forse anche lui si è solo vestito elegante per l’occasione, come il ragazzo palestrato in giacca e cravatta, preparatissimo su orari invitati dettagli e protocollo, che lancia uno stentoreo hip hip hip hurrà seguito poi da tutta la piazza e forse dalla città intera, scesa per strada non certo per assistere ad uno spettacolo – niente royal wedding o olimpiadi, niente maxischermi o memorabilia – ma per fare quello che si fa ai funerali: passare un’ora in raccoglimento pensando alla persona che se n’è andata e a tutto quello che si è portata via. Undici anni di vita nazionale, nella fattispecie, e opinioni vecchie di vent’anni tirate fuori dalla naftalina come i vestiti buoni da lutto.

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Il raccoglimento non ha bisogno di parole, e infatti la messa fuori non viene trasmessa, il popolo non sa che dentro c’è Amanda Thatcher che ricorda la nonna con il suo accento yankee e non sa di come David Cameron stia affrontando il suo difficile compito di erede pallido di un modello irripetibile. Non c’è spettacolo da vedere, per i londinesi e per la gente venuta da tutto il paese, ma solo il rispetto da dimostrare nei confronti della donna che li ha governati più a lungo di tutti. Oppure, nel caso delle sparute proteste, il rispetto per la propria rabbia d’antan. Ben più dei militari che ha guidato nella breve avventura argentina, le truppe di cui Maggie sarà per sempre indiscussa leader erano tutte lì: ragazzi ed ex ragazzi della City, santuario thatcheriano in cui tutto parla di lei, rispettosamente schierati alle finestre degli uffici, oppure in strada tra la folla, dalle segretarie all’amministratore delegato, per l’appunto, tutti in strada a mostrare il loro rispetto e non certo in ufficio a guardare la diretta tv. Il rispetto si manifesta con la presenza, e infatti la gente non è andata a curiosare, ma è andata a salutare Maggie anche quando l’età avrebbe consigliato prudenza.

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Uscito il feretro, dalla scalinata laterale di St Paul’s hanno iniziato a defluire gli invitati, crespo nero e età venerabili, guidati da Tony Blair e Cherie, molto complici, entrambi in gran sartoria – “ma chi è quello, è famoso?” chiede un turista spagnolo alla millesima foto – volti di un mondo che non c’è più, fiumi di cappelli neri stagliati sui capelli grigi, anziani augusti determinati ad esserci, tutti in corteo verso la metropolitana, fermata St Paul, central line, verso uno dei due rinfreschi. “E’ stata una cerimonia molto semplice e toccante”, racconta una gran dama dalle ossa indiamantate e dalle vocali ariose ad una giovane coppia. “E poi lei avrebbe adorato tutte queste polemiche”, Margaret .

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