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C’era una volta una larva… La nascita delle perle e altre meraviglie (Da ‘Il Messaggero’ del 27 settembre)

Non è un granello di sabbia che si posa in conchiglia, bensì la traccia meno nobile lasciata da una larva sulla madreperla a dare vita e forma, col tempo, ad uno dei simboli più potenti ed eterni dello sfarzo e della purezza: la perla. Alla piccola sfera satinata, dalle dimensioni variabili e dalla luce impareggiabile, il Victoria and Albert Museum di Londra ha dedicato una mostra, ‘Pearls’, che rimarrà aperta fino al 19 gennaio 2014 e che, grazie al contributo del govero del Quatar, ripercorre la storia di questa preziosa particella così ricercata e celebrata attraverso i secoli.

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Il percorso inizia con una piccola lezione di scienza e con un video che mostra come le perle nascano intorno agli escrementi di una minuscola larva che vive nell’intestino degli squali e di altri pesci e che, molto raramente, quasi miracolosamente, si deposita in una conchiglia. Quest’ultima può essere di colori diversi, dal verde intenso degli scarabei a un rosa più tenue ancora di quello di certi petali fino al bianco iridescente, colore classico e cifra inconfondibile della perla classica. Gli oggetti esposti ne tracciano la storia e mostrano come già nel primo secolo dopo Cristo le classi agiate si adornassero di perle per sfoggiare il loro rango e il loro potere.

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Tra i pezzi più straordinari esibiti nelle pesanti vetrine-cassaforti antiche della mostra c’è sicuramente la perla che pendeva dall’orecchio del povero sovrano inglese Carlo I quando fu decapitato nel 1649, così come la collana di perle coltivate che Joe di Maggio regalò a Marilyn Monroe e che lei conservò sempre gelosamente, fino ad una collezione di diademi appartenuti all’aristocrazia europea dell’800, sfarzosi e bellissimi con perle enormi come la tiara di Rosebery. Nei corridoi del Victoria and Albert si passa davanti agli orecchini pendenti di Liz Taylor, una che in termini di gioielli non si è mai fatta mancare niente e che aveva nella sua collezione personale, tra i molti diamanti, anche la splendida perla secentesca ‘La Peregrina’, e davanti ad una collana di perle grandi ma dalla circonferenza piccolissima, appartenuta al collo minuto di Maria Stuarta, regina scozzese alla quale fu regalata come dono di fidanzamento (il donatore fu poi giustiziato per tradimento). Nel Medioevo la perla passò poi a rappresentare un altro tipo di nobiltà, ossia la castità e la purezza.

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Ma questa celebrazione della perla non era solo una prerogativa del Vecchio Continente, tanto che Cristoforo Colombo, nel 1498, durante il suo terzo viaggio nei Caraibi, scoprì dei pescatori di perle vicino alle coste del Venezuela, come dimostra una stampa esposta. E il lavoro dei pescatori di perle venezuelani non era diverso da quello che fino al 1974, come documenta un altro video della mostra, è stato fatto nei paesi del Golfo persico: piccole imbarcazioni con non più di 50 persone da cui i pescatori, armati solo di pinze per il naso, di retini per raccogliere le conchiglie e dei loro capienti polmoni, si buttavano per raggiungere i fondali e riportare ai ricchi mercati il prezioso oggetto che poi andava ad abbellire le dame e i gentiluomini di ogni paese, di ogni regno.

Perfettamente rotonde o barocche, dalle forme irregolari, le perle trovarono una nuova a giovinezza nel XVII secolo, quando si iniziò a coltivarle, e furono usate in modo creativo da gioiellieri che cercarono di trovare una somiglianza nella loro forma, come si fa con le nuvole, completandola e valorizzandola con oro e pietre preziose: pesci, leoni e, addirittura, una ballerina che si libra nell’aria.

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