ragazze che dovresti conoscere

Il paragone inutile tra Frau e Lady, che in comune hanno solo le vittorie (da ‘Il Foglio’ del 28 settembre)

Entrambe influenzate da una figura paterna torreggiante, entrambe capaci di compiere un parricidio politico con freddezza e determinazione: la prima, Margaret Thatcher, nei confronti di Edward Heath, che l’aveva voluta nel suo governo; la seconda, Angela Merkel, nei confronti di Helmut Kohl. Tutte e due, la Lady di ferro e la cancelliera tedesca, hanno uno spirito analitico forgiato nei laboratori di chimica dell’università, e sono poi finite a rivoluzionare la storia politica dei loro paesi. Le analogie tra le due signore finiscono qui.

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Poco prima di scrivere l’articolo assassino in cui chiese le dimissioni di Kohl, Merkel spiegò in un’intervista che da bambina, ai corsi di nuoto, quando c’era da tuffarsi dal trampolino più alto aspettava fino all’ultimissimo minuto e saltava solo quando non aveva più scelta. “La Merkel si lascia sottovalutare, non esibisce mai il suo potere e men che meno le sue intenzioni”, dice al Foglio Matthias Krupa, corrispondente europeo di Die Zeit e cronista politico. “Anche nell’uccidere l’avversario, Merkel è cauta, aspetta che lui si faccia male da solo, procede felpata”, e non agisce mai per prima, a differenza della Thatcher, che lo scontro l’ha sempre cercato, voluto, vinto. “La rottura di Merkel con Kohl è stato un gesto unico, esemplare ma anche in qualche modo molto poco tipico di lei”, l’unico strappo nella grande tela di cautela che Angela Merkel née Kasner ha tessuto fin dalla giovinezza da ragazza dell’est.

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“Thatcher procedeva per confronti”, in armonia con un sistema britannico in cui le fazioni si scontrano frontalmente, spiega John Lloyd del Financial Times, osservando che la Lady di ferro “sentiva di dover scardinare il socialismo e i sindacati che tenevano arretrato il paese, mentre Merkel ha potuto sfruttare le riforme fatte dal suo predecessore e si è trovata un paese in buona salute”. E si è concentrata sull’Europa, dove persino le sue rotture hanno avuto il sapore del consenso. “Il loro stile politico è all’opposto, confronto contro consenso, grandi avanzate contro piccoli passi”, aggiunge Lloyd, che ricorda una Thatcher off the record fatta di battute taglienti e frontali, ma capace di ascoltare e imparare da tutti, curiosa del punto di vista di chiunque salvo poi liquidarlo con una frase delle sue – “Lei ha delle opinioni straordinariamente errate, Sir” – prima di girare i tacchi verso una nuova vittima.

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Ursula Van der Leyden, ministro del governo di Merkel, dice della cancelliera parlando ad Andrew Marr nel documentario della Bbc “The Making of Merkel”: “Lei sa che le persone si incontrano sempre due volte”. E agisce di conseguenza, con una riservatezza forse ereditata dallo stato paranoico in cui è cresciuta, mai in prima linea (quando cadde il muro di Berlino era in sauna, come sempre di giovedì) e contornata da una cerchia ristretta di persone di fiducia, un inner circle molto femminile fatto di due collaboratrici e di pochi altri. “Non ho mai conosciuto una persona che quando parla in pubblico è così diversa da come appare a chi ha la fortuna di scambiarci due chiacchiere in privato”, prosegue Krupa, che parla di una donna “molto piacevole e divertente” che diventa “inefficace quando parla in via ufficiale, su un palco o ai giornalisti durante le interviste”.

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A Merkel importa poco il linguaggio e ancor meno l’immagine, se che quando le chiedono cosa le piace della Germania risponde “le finestre ben sigillate”, se “ha un gran senso dell’umorismo che si guarda bene dall’usare in pubblico”: non vuole diventare il monumento di se stessa, il suo unico segno di potere è la fiducia nella propria capacità di ragionamento e preferisce sempre essere sottovalutata. Non si possono paragonare, la sfavillante centometrista Maggie e la misteriosa maratoneta Angie. Come se ce ne fosse bisogno, poi.

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