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L’Amanda Knox della politica e il femminismo bipolare

Farsi carico di una fatica erculea come la riforma della Pubblica amministrazione con un bel pancione di molti mesi è forse, anzi sicuramente, una mossa azzardata. Così come sapere la suddetta riforma affidata ad una persona relativamente giovane può risultare meno rassicurante che vederla atterrare nel consueto safe pair of hands italico, senescente e opaco. Credo poi davvero che chi scelse Marianna Madia nel 2008 pensando di fare cosa gradita agli elettori più giovani sottovalutò come l’estrazione sociale privilegiata, il perdurante sospetto di essere raccomandata e una certa legnosità comunicativa la rendessero e la renderanno sempre vulnerabile ad attacchi feroci. Si poteva puntare su qualcuno di più bellicoso e efficace per sdoganare la questione giovanile in Italia, non c’è dubbio.

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Saranno pure cose vere, ma 6 anni dopo è possibile che della Madia si continui a dire solo che è una viziata raccomandata ecc ecc? Qualcuno si è speso a cercare di capire come abbia lavorato oppure si sta applicando a lei quella che è l’unica strategia messa a punto dai giornali italiani per contrastare il calo di vendite, una sorta di ‘Cherchez la femme’ in cui in ogni situazione si individua la figura femminile più avvenente (e quindi per definizione più attaccabile) e le si dà addosso fino a quando non ne passa una più interessante? Le altre donne del governo, come dice una mia amica saggia, le dovrebbero accendere un cero per tutte le critiche che sta attirando su di sé, facendo da parafulmine. Ma non dovrebbe proprio essere così.

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Per descrivere quello che si è scritto in questi giorni su di lei c’e’ solo una parola: misoginia. Non entro troppo nel merito della questione della maternità, situazione ingestibile a detta di molte (ma Marissa Meyer, Carme Chacon e Rachida Dati l’hanno fatto e a me viene da pensare solo che se una donna ha voglia di tornare a lavorare due giorni dopo il parto e il fisico le regge, sono grandissimi affari suoi) ma ritengo che rimanga comunque solo una scelta personale. Tra l’altro lei è al secondo figlio, quindi si sarà fatta un’idea di quello che l’aspetta, o no? Che abbia magari un compagno presentissimo non è passato per la testa a nessuno? Tra l’altro la sua scelta non mette in discussione il congedo di maternità, a cui comunque hanno diritto solo le lavoratrici più tutelate. Il problema politico principale di oggi, a mio avviso, riguarda piuttosto le altre, tutte coloro che fino a pochissimo tempo fa hanno dovuto firmare dimissioni in bianco, oppure le trentenni a cui viene surretiziamente chiesto se sono sposate e vogliono figli durante i colloqui di lavoro e che per questo magari vengono rifiutate o si scoraggiano, portando l’occupazione femminile ai livelli anemici che sappiamo.

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Dagli anni di Berlusconi in poi in Italia anche il femminismo è diventato bipolare, come tutto il resto: è soprendentemente ammissibile dirsi dalla parte delle donne pur ritenendo buona parte delle proprie consorelle fondamentalmente dedite al meretricio. Ma il femminismo, se ha ancora un senso, non può essere l’ultimo baluardo della distinzione ‘amor sacro amor profano’ e tutto deve fare tranne che definire la donna che merita la sua agguerrita difesa. Deve combattere per arrivare ad avere parità di condizioni sul lavoro e rispetto nella società. Negli ultimi anni si è parlato molto, e giustamente, di violenza sulle donne, ma la questione culturale non verrà mai affrontata seriamente fino a quando si continuerà a dare addosso ad una serie di malcapitate, magari nascondendosi ogni volta dietro il fatto che si tratta di eccezioni negative: quella perché è stata l’amante di quello, quella perché è scema, quella perché è raccomandata, quella perché non è bella, quella perché è troppo bella. Il ‘femminicida’ magari vuol bene alla mamma e alla sorella, ma non all’oggetto della sua aggressione, che ai suoi occhi è un’eccezione. L’anno scorso sono state uccise circa 130 eccezioni.

Ora si accetta che una donna incinta venga attaccata dalla stampa in una maniera feroce che poco ha a che fare con i risultati concreti del suo lavoro ma più su una serie di deduzioni sul modo in cui una bionda borghese di bell’aspetto relativamente giovane e politicamente scaltra (se fosse solo raccomandata ma non scaltra non sarebbe dove sta, temo) possa lavorare. Mi viene quasi il dubbio che un articolo lungo e argomentato sul perché non possa occuparsi di Pubblica amministrazione sarebbe considerato inopportuno e misogino, quello sì. Meglio colpire a vanvera. Vorrei solo che fosse chiaro che quando poi Brunetta o qualche sconosciuto inetto stagionato le dà della ‘ragazzina’ seguendo l’onda, in realtà sta insultando tutte le trentenni, mica solo lei, e tutte dovrebbero arrabbiarsi.

La prossima volta che si in rete si condividono con toni ammirati foto di trenta-quarantenni a capo di ministeri di peso in Svezia, Danimarca e Germania, sarebbe bene pensarci due volte prima di mettere un bel ‘like’. Non è detto, ma potrebbe essere un po’ ipocrita.

4 thoughts on “L’Amanda Knox della politica e il femminismo bipolare

  1. I mostri che sfidano a duello alla fine dell’articolo…? Comunque la cosa che più mi ha irritato dei titolo di questi giorni è stata “La Ministra col pancione”. Abbiamo capito, è incinta, c’ha sto benedetto pancione. Oltre agli altri titoli tipo “i look delle ministre”. Che ce ne frega dei look delle ministre. Il prossimo titolo lo voglio “Il ministro con la prostata”, figurati se non ce ne è uno

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  2. a me la cosa che fa impazzire e’ che tutti dicono “e’ inadeguata per quel posto” ma nessuno che si prenda la briga di dimostrarlo con argomenti che vadano oltre la polemica da cortile. la femmina inadeguata vende, c’e’ poco da fare.

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  3. “L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale… credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Quindi dico no all’eutanasia. Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita”. La citazione è letterale, parole sue. Basta per argomentare sulla sua indifendibilità?

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  4. assolutamente, ‘povna, assolutamente. sono le cose che avrei voluto leggere nei commenti dei giorni scorsi, queste e non gli attacchi sguaiati e inviperiti. non e’ una ragazzina, e’ una donna con delle sue opinioni, sbagliate a mio avviso. criticarla vuol dire renderla adulta e rendere noi stessi adulti, uscire dalla logica della donna che va difesa in quanto donna e che viene attaccata, in fin dei conti, solo in quanto donna e piuttosto giovane. questo fa male a tutte.

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