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Al di la’ del bene e del ‘like’, Cameron e le figuracce necessarie (da ‘Il Messaggero’ dell’11 marzo)

Sarà che i suoi elettori un po’ anziani non sono di quelli che mettono ‘like’ facilmente, sarà che nonostante la ripresa economica in corso il suo partito, i Tories, sono ben lungi dall’essere i favoriti alle prossime elezioni anche per via di una leadership considerata debole. Fatto sta che il premier britannico David Cameron è dovuto ricorrere ad un mezzo poco onorevole per aumentare la sua popolarità su Facebook: ha pagato. Facendosi prontamente scoprire da un quotidiano popolare come il Mail on Sunday – 1 milione e mezzo di copie vendute ogni weekend, per non parlare del sito – e rimediando l’ennesima figuraccia da leader politico che i social media non li sa proprio governare, un po’ come tante altre cose.

La settimana scorsa era stata una foto postata su Twitter mentre era al telefono con Obama – posa concentrata e statica, aria grave un po’ eccessiva – a fare il giro del web, suscitando imitazioni e commenti ironici. Stavolta, inevitabilmente, la storia di come sia arrivato da 42 mila a 130mila ‘like’ su Facebook è finita al centro di articoli e battute di ogni tipo e di commenti taglienti come quello di un anonimo LibDem che ha definito la mossa “piuttosto patetica”. L’obiettivo di superare il rivale e vicepremier Nick Clegg e i suoi 82mila fan è stato raggiunto, mentre il favorito nei sondaggi, il laburista Ed Miliband, non sembra preoccupato dei suoi miseri 33.000 sostenitori.

“Paradossalmente se Cameron non avesse già tutti i problemi che ha, questa storia sarebbe un grave danno d’immagine, ma così se ne saranno scordati tutti tra un mese”, spiega Rasmus Klein Nielsen, professore di comunicazione all’Università di Roskilde e ricercatore a Oxford, nonché grande conoscitore della politica statunitense. “Il Repubblicano Newt Gingrich era considerato uno sfidante pericoloso proprio per il suo seguito sui social networks”, ricorda Klein Nielsen, sottolineando che anche li’ si scoprì che i followers erano pagati.

D’altra parte vale comunque la pena di rischiare una figuraccia per assicurarsi una posizione onorevole nella classifica dei politici più seguiti. “Come per ogni tipo di comunicazione politica, il rischio di sembrare finti e poco autentici è sempre in agguato”, prosegue il professore, secondo cui agli elettori piace immaginare i politici come delle persone normali che aggiornano la loro pagina Facebook o twittano i loro pensieri. Ma in realtà non hanno né il tempo né la testa per farlo, avendo cose più importanti a cui pensare, e sono costretti ad affidarsi a qualcuno senza che questo susciti indignazione o sorpresa.

Dallo staff di Cameron si sono difesi dicendo che quella di pagare è una pratica abbastanza comune negli Stati Uniti e che la mossa è stata fatta “alla luce del sole”, senza pubblicizzarla, certo, ma senza neppure nasconderla. Da Facebook non ci sono stati commenti sul meccanismo che ha permesso a Cameron di trovare nuovi amici, ma una fonte ha fatto sapere che la cifra per ottenere il ‘maquillage’ si sarebbe aggirata intorno alle 7.500 sterline provenienti dai fondi del partito. “Questa figuraccia non cambierà l’essenza delle cose”, secondo Klein Nielsen: “Conferma l’immagine che Cameron già ha, non farà cambiare idea agli indecisi e non gli alienerà le simpatie dei sostenitori”. Che avrebbero pure potuto cliccare su quella pagina, per evitargli l’imbarazzo.

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