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Martin Amis e l’olocausto: ‘The Zone of Interest’, il racconto grottesco che la Germania non vuole (da ‘Il Messaggero’ del 1 settembre)

A più di vent’anni da ‘La Freccia del Tempo’, Martin Amis è tornato sul tema dell’olocausto e ha ambientando in una Auschwitz immaginaria un racconto grottesco in cui, dietro al tema apparente dell’amore, lo scrittore inglese si interroga sul ‘perché’ e sulla ‘spiegabilità’ di quanto accaduto durante il nazismo. La critica britannica ha accolto ‘The Zone of Interest’ come il miglior libro di Amis “degli ultimi venticinque anni”, ma nonostante questo il romanzo rischia di non venire letto in Germania poiché sia l’editore tedesco che quello francese hanno respinto il manoscritto. Tuttavia, mentre in Francia i diritti sono stati acquisiti da Calmann-Lévy dopo il rifiuto di Gallimard e il libro uscirà nel settembre 2015, in Germania nessuno si è ancora fatto avanti dopo che l’editore Hanser di Monaco ha definito il testo “non abbastanza convincente”.

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L’ipotesi che il tema sia troppo delicato per la Germania è stata scartata dallo stesso Amis, che in una lunga intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung ha definito “ammirevole” il rapporto che i tedeschi hanno sviluppato con il loro passato, spiegando che si tratta di “una prospettiva sobria su quel periodo criminale della loro storia” e che durante i suoi viaggi in Germania ha sempre trovato persone disposte e anzi desiderose di parlare dell’olocausto, come dimostrato dalla quantità di libri, articoli e film sull’argomento (l’esempio più recente è la storia di copertina su Auschwitz dello Spiegel di questa settimana, con il titolo “Perché le ultime guardie SS rimarranno impunite” in cui si denuncia il “vergognoso approccio giudiziario” che il paese ha avuto nei confronti del nazismo). Il ritorno al tema dei campi di concentramento dopo ‘La freccia del tempo’ risponde, per Amis, soprattutto ad un bisogno intellettuale, ad un “eureka negativo” sull’impossibilità di capire fino in fondo.

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“Come un ‘sonnolento paese di poeti e di sognatori’, nonché la nazione più istruita che la terra abbia mai visto, come ha potuto cedere a questa fantasiosa vergogna ? Cosa ha fatto sì che queste persone, uomini e donne, acconsentissero ad avere le loro anime stuprate? (…) Da dove è venuto il bisogno di una tale metodica, di una tal pedante, di una tal letterale esplorazione del bestiale”, si chiede il narratore. Un tormento che ha trovato sollievo solo in un’appendice a La Tregua, in cui Primo Levi risponde alla domanda di un lettore che chiede come si possa spiegare il fanatismo antisemita dei nazisti. “Nessun essere umano normale potrà mai identificarsi con Hitler, Himmler, Goebbels, Eichmann e infiniti altri”, scrive Levi, aggiungendo che “questo ci sgomenta, ma insieme ci porta sollievo perché forse è desiderabile che le loro parole (e anche, purtroppo, le loro opere) non ci riescano più comprensibili. Sono parole e opere non umane, anzi, controumane, senza precedenti storici”.

Per Amis, Levi in questo modo “sta togliendo la pressione dal ‘perché’, e sta indicando un varco” nel quale la satira di ‘The Zone of Interest’ trova spazio: l’amore dell’SS Angelus ‘Golo’ Thomsen per Hannah Doll, la moglie del comandante di Auschwitz Paul Doll. L’intervistatore della FAZ ha suggerito che Hansen abbia trovato il libro troppo “frivolo”, un’accusa che Amis ascrive alla mancata comprensione del personaggio principale, Thomsen, inteso dall’editore come acritico nei confronti del nazismo. “Ma in realtà Thomsen sa che l’ideologia nazista è controproducente e autodistruttiva”, spiega Amis, “e promuove questa auto-distruzione perché vuole che la Germania perda la guerra”. Una ragione più plausibile per il rifiuto di Hansen è che Martin Amis, considerato uno dei più grandi scrittori viventi di lingua inglese, non ha mai avuto in Germania lo stesso seguito che in altri paesi, dopo il successo dello strepitoso ‘L’Informazione’ del 1995.

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Gli ultimi lavori di Amis, da ‘La Vedova Incinta’ a ‘Lionel Asbo’, non hanno ricevuto critiche positive neanche nel Regno Unito e negli USA, ma ‘The Zone of Interest’, invece, è piaciuto molto e i critici hanno sottolineato come lo scrittore non presenti una narrativa rassicurante né abituale rispetto alla shoah, ma non manchi di assoluto rigore morale nel suo approccio. “Ho voluto sottolineare nel mio romanzo l’idiozia di tutta l’impresa nazista, l’incomprensibilità completa di tutto”, ha proseguito Amis, dicendosi “stupito” della decisione di Hansen e aggiungendo: “Io non credo di dover giustificare il mio romanzo”. Per lui parlare di olocausto significa fare come “quando ci sono le indagini dopo un incidente aereo”: per le vittime non si può più fare nulla, “ma si fa tutto il possibile per scoprire le cause ed evitare che si ripeta un crollo per gli stessi motivi”, tanto più che “sulla strada verso la conoscenza ogni centimetro conta”.

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