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La BBC s’interroga sul futuro e soprattutto sul canone: retaggio del passato o strumento irrinunciabile? (da ‘Il Foglio’ del 14 novembre)

Vuoi più bene al mercato o alla BBC? Non è un dilemma da poco per i britannici, che a due anni dall’introduzione della nuova Charter, ossia quel documento decennale che definisce ragion d’essere e finanziamenti del colosso pubblico, stanno mettendo sempre più in discussione il sistema del canone da 145,50 sterline che ogni nucleo familiare, anche il più indigente, è tenuto a pagare ogni anno, pena, fino a poco tempo fa, la galera. Ai conservatori non piace, ma a pochi mesi dalle elezioni i veri negoziati non sono ancora iniziati e il parere dell’attuale governo per ora conta relativamente poco. Il presidente della commissione Cultura di Westminster, John Whittingdale ha definito il canone “peggio della poll tax” che almeno teneva conto della situazione di ciascuno, sostenendo che resterà comunque in vigore ancora per un po’, mentre il ministro per la Cultura Sajid Javid ha sottolineato che dopo il voto di maggio “nessuna opzione” verrà scartata qualora i Tories rimanessero al governo.

BBC news logo in 1954 - The Guardian

BBC news logo in 1954 – The Guardian

Mentre il Labour fa sostanzialmente melina, un messaggio chiaro è giunto da Rona Fairhead, ex manager del Financial Times da poco a capo del Trust della BBC. Cortese e tassativa, ha dichiarato che il sistema che porta 3,7 miliardi di sterline all’anno nelle casse della Corporation (sui circa 5 miliardi totali) “non è un problema che deve essere risolto”, che il pubblico “in generale” è a favore del canone e tutte le alternative rischiano di “cambiare la natura” del servizio “in maniera non certo positiva”.

Alistair Cooke on air in 1946. BBC/Corbis

Alistair Cooke on air in 1946. BBC/Corbis

Il fatto è che il servizio, di suo, è già cambiato e deve fare i conti con il fatto che i britannici guardano sempre più EastEnders o Newsnight sul computer, sugli smartphone, sui tablet, sfuggendo ai controlli che sono invece severissimi per chi in salotto ha un televisore: 200.000 telespettatori abusivi finiscono in tribunale ogni anno per non aver pagato le 145,50 sterline e chi si rifiuta di pagare la multa rischia il carcere, come è capitato fino ad ora a circa 50 o 70 persone (sempre all’anno). Ma si calcola che siano 1 milione e mezzo gli evasori, e ora che il mancato pagamento sta per essere depenalizzato diventeranno sicuramente di più, portando circa 200 milioni di sterline in meno al bilancio.

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“Il canone ha servito la BBC molto bene per molti anni senza resistenza da parte del pubblico”, spiega al Foglio David Elstein, ex manager TV, presidente di openDemocracy e del Broadcasting Policy Group, aggiungendo che il sistema ha però il grave difetto di fornire ai politici un bilancio stabile sul quale far pesare le loro esigenze e le loro stravaganze a scapito di quello che la BBC dovrebbe fare: ‘informare, educare, intrattenere’, come da motto. “L’abbonamento sarebbe un sistema molto più sano, anche perché grazie alla tecnologia si potrebbero evitare le truffe, si avrebbe più indipendenza dalla politica e entrate più sicure, con maggiore giustizia sociale”, prosegue Elstein con empito riformista. “BBC piace molto, non dovrebbe cambiare i contenuti, la gente si abbonerebbe”, risponde a chi teme di vedere la Corporation rinunciare al livello stellare dei suoi programmi per assecondare il pubblico. “Guarda HBO o AMC in America, con l’abbonamento hanno migliorato la qualità”, osserva. Ma sarebbe il cambiamento più grande nella storia della BBC e in molti hanno paura.

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“Il canone non è perfetto, ma prova a farne a meno?”, controbatte al Foglio la storica ufficiale della Corporation, Jean Seaton, secondo cui è discutibile che i britannici debbano pagare per il World Service e compensare con notiziari impeccabili le falle del sistemi d’informazione di mezzo mondo (fino a poco fa le spese erano a carico del Foreign Office), ma questo non vuol dire che la “gemma” del paese non debba essere difesa. “Per la gente la BBC è come l’acqua” e arriva gratis, “ma mantenere questo livello costa caro” nonostante i tagli del 27% già subiti, oltre al fatto che “è il collante culturale che tiene insieme il paese” e che nonostante tutto, a differenza delle TV commerciali, “non produce ciò che la gente vuole, ma quello che la gente ancora non sa di volere”. Punto di vista diffuso tra gli intellettuali e intollerabile “marxismo culturale” secondo il Daily Mail, che non perde occasione di attaccare la Beeb per i suoi scandali, i suoi stipendi d’oro e per le deviazioni dalla proverbiale imparzialità, nonostante l’eloquenza con cui nel 1951 ne catturò l’aura internazionale scrivendo che se la voce dell’America tuona, quella “della Gran Bretagna sussurra” in un microfono.

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Ma la BBC non è solo giornalismo d’alto bordo e fictions storiche, e la programmazione – ci mancherebbe altro, con quello che costa – prevede anche una solida offerta nazionalpopolare, che fa infuriare le emittenti commerciali, Sky in testa, le quali vedono BBC come un monopolista, un incumbent sussidiato che fa concorrenza sleale in territori che non gli competono. Una serie di problemi teorici e pratici non da poco, a cui si sommano le critiche al sistema di governance introdotto nel 2006, il Trust, accusato di aver chiuso un occhio su scandali vari, da Jimmy Savile in giù, di aver avallato 60 milioni di sterline di buonuscite e di non aver saputo evitare il fallimento da 100 milioni del progetto IT. Si parla di sostituirlo con un board normale oppure, come suggerisce Javid, di dare al parlamento un ruolo maggiore “nel valutare l’operato della BBC”, anche se questo potrebbe avere “un forte impatto sulla sua indipendenza”.

Intanto i fondi sono diminuiti e a Broadcasting House ci si arrabbatta come nel resto del mondo. BBC3, il canale giovane, verrà trasferita direttamente online, visto che è proprio tra i 16 e i 34 anni che è difficile trovare il telespettatore classico, quello con la TV. Dopo che il 49,9% di BBC America è stato venduto a AMC Networks, si pensa anche a quale dovrà essere il raggio d’azione di BBC. E non si esclude proprio nulla, neppure uno spin off di BBC Worldwide, il braccio commerciale della Corporation, quello che porta l’altro miliardo e tre di sterline necessarie per mandare avanti la splendida baracca.

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