cosi' fan loro

Nel museo perfetto di Bethlem vanno in mostra la mente e le sue creature

Tutti, ma proprio tutti dovrebbero andare al Museo della Mente di Bethlem. Allestito in quello che è il più antico ospedale psichiatrico del mondo, sorto nel 1247, contiene opere fatte da artisti che con la malattia mentale hanno avuto a che fare, gente che nell’ospedale psichiatrico ci ha passato del tempo, ci ha sofferto, in alcuni casi è riuscita a stare meglio e magari proprio lì ha imparato ad esprimersi. Rovesciando un passato da istituzione foucaultiana tutta controllo e normalizzazione, nelle grandi sale ariose di Bethlem l’esposizione non parla neppure la lingua dell’ordine cronologico per non dare l’impressione che il peggio sia passato e che l’approccio alla malattia mentale sia ormai civile e perfetto, tutt’altra cosa rispetto ai tempi bui del Medioevo. In bella vista ci sono la mente e i suoi prodotti più sfrenati, l’ironia radicale di chi è alle prese con i cupi scherzi della psiche, ne soffre, non vede via d’uscita, ha imparato a conviverci, vuole che la sua esperienza sia d’aiuto agli altri, ma anche di chi ha deciso che non poteva più.

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Ci sono i quadri del passato e alla collezione continuano ad aggiungersi nuovi pezzi. Quasi tutti i lavori sono molto belli e alcuni sono indimenticabili, come il ritratto fatto dal giovane George Harding, nato nel 1983, al suo assistente sociale, di cui aveva pensato: “E’ piu’ pazzo di me”. E il visitatore, ammesso che sia rimasto indifferente all’assalto di creatività che lo aspetta fin dall’ingresso, è invitato a porsi i problemi legati alla cura e alla malattia, alla situazione di chi non riesce a controllare la propria mente e a chi è chiamato ad occuparsene. Ci sono gli strumenti con cui si è cercato di contenere la follia e la malinconia, le camicie di forza e le pareti imbottite delle stanze di isolamento, mostrate con discrezione, gli strumenti fatti per riequlibrare gli umori, i fluidi, facendo degli stati d’animo una questione tutta idraulica. Mentre uscivo sono andata a sbattere contro una signora anziana e minuta con troppi fiori colorati in testa perfino per un’eccentrica inglese, alla ricerca dell’ingresso di un museo splendido costruito come un test di Rorschach, in cui ciascuno e’ libero di vedere quello che vuole.

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