Espionage

Renato Levi, nome in codice ‘Cheese’. Donnaiolo, mentitore nato e irresistibile canaglia al servizio degli inglesi nella lotta contro il Terzo Reich (Da ‘Il Messaggero’ del 2 marzo)

Per i tedeschi era ‘Roberto’, per gli inglesi ‘Cheese’, formaggio, per l’anagrafe Renato Levi. Nato a Genova nel 1902 da una ricca famiglia di costruttori navali convertiti al cattolicesimo, educato in Svizzera e poliglotta, la sua attività da doppio agente al servizio degli inglesi in Medio Oriente durante la seconda guerra mondiale fu un successo tale che i tedeschi non si accorsero mai di niente, neppure tirando le somme di una sconfitta alla quale ‘Cheese’ aveva contribuito non poco. Sebbene Levi non passò che informazioni false, Erwin Rommel, la volpe del deserto, non s’insospettì mai e Hitler stesso diede il via libera affinché l’agente Roberto continuasse a spiare per conto del Reich. Della sua bella faccia aperta e ironica da donnaiolo è rimasta una sola foto, ma ora la sua vicenda straordinaria è stata finalmente raccontata.

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“Avevo sentito già parlare di ‘Cheese’, ma non si sapeva chi fosse, il materiale su di lui era stato distrutto e mi ci sono voluti quattro anni nell’archivio del War Office per ricostruire la sua storia”, spiega Nigel West, pseudonimo di Rupert Allason, ex deputato Tory, esperto di spionaggio e autore prolifico il cui libro su Levi, ‘Double Cross in Cairo’, ‘Doppio gioco al Cairo’, è uscito a gennaio nel Regno Unito. “La sua famiglia sapeva che era stato in carcere alle Tremiti e che era stato coinvolto in attività di spionaggio, ma il resto no”, prosegue l’autore. Nel 1939 Levi, figlio di un’attrice proprietaria di alcuni alberghi a Genova e Rapallo e di un armatore italiano con cantieri anche a Bombay, fu avvicinato dai servizi tedeschi che, nel 1941, lo inviarono al Cairo con il mandato di organizzare una rete di informatori locali, con la benedizione dei servizi italiani rappresentati dal conte Carlo Sirombo, ex console italiano nella città egiziana.

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Nel frattempo Levi aveva già preso contatto con l’MI6, i servizi britannici, che ormai operavano secondo il principio dell’inganno strategico e con i quali creò un’articolata quanto immaginaria rete di informatori in Medio Oriente a cui attribuire indicazioni false da passare ai tedeschi. Per anni Levi riferí all’Abwehr i messaggi di un fantomatico operatore di comunicazioni siriano, Paul Nicossof, il cui nome, in inglese, suona fin troppo simile a ‘knickers-off’, ‘mutande calate’. Allusione, questa, che i tedeschi non colsero mai nei 432 messaggi radio che l’agente Roberto si scambiò con loro, dando sempre un’idea completamente errata dei movimenti e delle priorità degli Alleati in Nord Africa e in Medio Oriente. In una nota, il suo collega dell’MI5 Evan Simpson lo descrive così: “E’ un bugiardo nato, capace di inventare storie su due piedi per tirarsi fuori da una situazione. Ha una passione per l’avventura e gli piacciono tanto le donne. Il lavoro gli dà la possibilità di viaggiare e di gestire vaste somme di denaro, cosa che non avrebbe altrimenti”.

E sulle motivazioni profonde di Cheese si espresse così: “I motivi per I quali lavora con noi sono difficili da capire. E’ ovviamente ebreo e dice che vuole fare qualcosa per aiutare gli Alleati perché questi agiscono per conto degli ebrei”. Tuttavia “non ha mostrato particolare disamore per i tedeschi e per gli italiani”. Nel novembre del 1941 le sue false informazioni fecero cambiare strategia agli Afrika Korps più di una volta. Levi riuscì a convincere Rommel che il suo principale nemico fosse la 74ima Divisione Armata, assolutamente inesistente, e lo persuase a ritardare il suo attacco fino ad agosto 1942, quando gli alleati erano ormai pronti alla vittoria ad El Alamein.

Quando i tedeschi lo accusarono di aver fornito informazioni inaccurate, Levi fece presente che non aveva i mezzi economici per reclutare informatori affidabili di Nicossoff. Riuscì anche a dirottare le forze italiane da Malta facendo credere che fosse imminente un attacco su Creta e, alla fine, diede un contributo fondamentale per distogliere le truppe tedesche dalla Francia al momento del D-day, facendole concentrare nei Balcani e nel Mediterraneo. Alla fine della guerra tornò a casa da sua moglie e dal figlio prima di andare a vivere con loro in Australia. Rientrato a Genova, la sua energica stella si spense a soli 52 anni.

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