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Vittoria, la sovrana scrittrice, scrisse un racconto a 11 anni. E 122 volumi di diario nel resto della sua vita. (da ‘Il Messaggero’ del 10 aprile)

LONDRA – ‘Le avventure di Alice Laselles’ è una storia vittoriana in senso stretto. Non solo parla di una dodicenne costretta a vivere in collegio da una matrigna cattiva, di un’orfanella francese con un occhio solo e di un cagnetto viziato di nome Frisk che mangia solo tartine imburrate, ma è frutto dell’immaginazione fervida di Alexandrina Victoria, una bambina di quasi 11 anni – 10 e tre quarti, per l’esattezza – diventata poco tempo dopo la sovrana più longeva della storia britannica: 63 anni e 7 mesi (con i suoi 63 anni e due mesi di regno appena compiuti, Elisabetta II è una concorrente temibile). E ricordata per aver segnato un’epoca, quella vittoriana, che ha lasciato tracce indelebili nell’identità britannica soprattutto per il sentimentalismo castigato, per il grande amore per il mondo dell’infanzia e per l’estetica delicata e floreale che si sono andati sviluppando in quegli anni. Tutti elementi che si ritrovano nel breve racconto che verrà pubblicato per la prima volta l’8 giugno prossimo dal Royal Collection Trust e che la futura regina Vittoria, scrittrice appassionata e prolifica per tutta la vita, aveva inizialmente intitolato ‘The School’, ‘La Scuola’.
Princess Victoria
La protagonista è Alice, una ragazzina che ha perso la mamma e a cui il padre, appena risposato con una donna giovane e perfida, annuncia che la manderà a vivere nel collegio gestito da Mrs Duncombe, allontanandola così dai suoi affetti e dall’adorato cane Frisk, che mangia “pane e latte e colazione e toast con il burro per cena” e dal quale si separa in lacrime. “‘Oh no, non mandarmi via caro Papi’, esclamò Alice Laselles, gettando le braccia al collo del suo papà. ‘Non mandarmi via, lasciami rimanere con te’”, reagisce disperata la dodicenne, che passa poi a raccontare la sua vita in collegio, dove incontra una ‘povera piccola orfana francese’ rimasta cieca di un occhio per via del vaiolo, Ernestine Duval, l’orgogliosa figlia di un ricco banchiere di Londra, Barbara, una bambina scontrosa e capace di violentissimi scatti d’ira da quando il padre è partito per l’India, Diana, e la bellissima e vanitosissima Charlotte, che passa il suo tempo allo specchio a rimirarsi il visino perfetto e a sistemarsi i boccoli. Le avventure della ragazzina raggiungono una vetta quando Alice viene accusata a torto di aver fatto entrare un gatto nel collegio senza permesso dopo che qualcuno aveva cercato di incastrarla mettendo al gattino un nastro rosso con sopra scritto il suo nome. Alla fine tutto si risolve per il meglio e la bambina finisce col vivere felice nell’istituto insieme alle sue abitanti e alla buona Mrs Duncombe.
Boarding school
Il libro, nato come esercizio di composizione in inglese, è splendidamente illustrato con delle bambole di carta ritagliate dalla stessa principessina Vittoria insieme alla sua governante, la baronessa Louise Lehzen, affiancate a disegni contemporanei. Nella dedica originale si legge: “Alla mia cara Mamma, questo mio primo tentativo di composizione è affettuosamente e diligentemente firmato dalla sua amorevole figlia Vittoria”. La futura sovrana, per sua stessa ammissione, era stata una ragazzina “piuttosto malinconica” soprattutto per via della morte del padre, il Duca di Kent, e per il matrimonio della sorella Fedora, con il quale le era venuta a mancare una delle poche compagne di gioco di un’età vicina alla sua. Tanto che nella prefazione del libretto, rimasto per quasi due secoli seminascosto negli archivi del Castello di Windsor, si legge: “Laddove molti bambini si inventano amici invisibili al resto del mondo, Vittoria ha creato una scuola intera”.
Princess Victoria
Se dell’immaginazione della regina si sapeva poco, la sua inclinazione per la scrittura, ai limiti della grafomania, è invece cosa nota. Poco più di un anno dopo aver scritto la storia di Alice, Vittoria, appena tredicenne, iniziò il suo monumentale diario, che riempì ogni sera fino a dieci giorni prima di morire, arrivando ad accumulare 122 volumi, ridotti poi a 111 dalla figlia Beatrice che espunse le parti più imbarazzanti. Il resto fu in parte pubblicato e, per i parametri dell’epoca, diventò un vero bestseller.

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