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Alessandra Ferri a Londra danza l’anima avanguardistica di Virginia Woolf (da ‘Il Messaggero’ del 26 maggio)

LONDRA – Se un coreografo decide di ispirarsi al lavoro di Virginia Woolf non è certo alla ricerca di una trama. Quello che sta inseguendo è un’anima. E quell’anima il britannico Wayne McGregor l’ha voluta in scena nel suo ‘Woolf Works’ nella persona di Alessandra Ferri, stella inarrivabile della danza italiana, partita da Milano a 15 anni alla volta di Londra per ballare con il Royal Ballet e tornata adesso alla Royal Opera House, a 52 anni compiuti da poco (6 maggio, ndr), con questo spettacolo andato in scena dall’11 al 26 maggio. ‘Woolf Works’ è strutturato in tre parti ispirate a tre grandi romanzi della scrittrice inglese – Mrs Dalloway, Orlando e Le Onde – di cui il coreografo, noto per il suo approccio sperimentale su temi come la scienza, la tecnologia, le arti visive, ha cercato di rendere il ritmo interno, la luminosità, il linguaggio, le emozioni. La Ferri, con uno scarto rispetto al suo repertorio più classico, interpreta sia Mrs Dalloway che la scrittrice stessa, come già fatto da Nicole Kidman nel film ‘The Hours’ del 2002.

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©ROH, 2015

Com’è nata l’idea di diventare Virginia Woolf? In che modo si possono interpetare sotto forma di danza dei testi modernisti dalle trame così fitte e, al tempo stesso, così astratte?
Il progetto mi è stato proposto a New York da McGregor, coreografo con un linguaggio molto particolare e con un approccio alla danza classica estremamente nuovo. Mi ha interessato lavorare con un artista così moderno su un tema del genere. E’ un mondo molto lontano, molto diverso dal mio. Lui mi ha convinta quando ha detto che voleva trovare ‘l’anima’ nei lavori della Woolf. Il lavoro della scrittrice è interessante perché è narrativo, certo, ma anche e soprattutto per il mondo, per le emozioni che descrive. Lei non era interessata ai fatti ma alle sensazioni e alle emozioni dei personaggi. Ha destrutturato la lingua inglese questo corrisponde molto al lavoro fatto da Wayne con la danza.

©ROH, 2015

©ROH, 2015

In una lettera Virginia Woolf scrisse che avrebbe volentieri “dato via il suo ottimo greco antico per ballare veramente bene”. Per una scrittrice che definiva la vita “un’aura luminosa, un involucro semi-trasparente che ci avvolge dall’inizio della coscienza alla sua fine” non è difficile immaginare quanto la danza potesse essere espressiva.

La novità di ‘Woolf Works’ è proprio nel linguaggio estremamente moderno e tagliente che nasce in una maniera molto individuale, con un uso del corpo unico, in modo tale da da comunicare delle emozioni in maniera astratta.

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E’ felice di essere di nuovo a Londra, da dove tutto è cominciato?

Londra mi è sempre appartenuta, è splendida e creativa, ma per la danza non c’è nessuna città migliore di New York, che è infatti il posto dove vivo. Tutto a New York vive di danza, danza di ogni tipo, dal balletto al musical. Ma certo gli inglesi sono molto colti e si percepisce

Lei è milanese, e nelle settimane passate la città è stata al centro di violente proteste e atti di vandalismo. Cosa ha pensato?
Mi sono molto, molto intristita. Tutto questo è avvenuto senza un motivo, è veramente squallido, c’è molta ignoranza e queste persone fanno pena, quello che hanno fatto mi provoca sgomento. Ma oltre a chi è stato lì per distruggere tutto bisogna vedere anche il modo in cui Milano ha reagito. Questa è la città che conosco e che amo, che abbraccio e che saluto, perché sono veramente orogogliosa di essere milanese.

Secondo lei Milano e l’Italia offrono abbastanza ad un giovane danzatore?

Milano è sicuramente la capitale italiana per la danza, un posto dove si può benissimo costruirsi una carriera. Poi ovviamente se si guarda un po’ piu’ in la’ c’è il mondo.
Purtroppo in generale in Italia la danza è gestita malissimo, chi se ne occupa ai vertici è molto ignorante nel campo specifico e sarebbe auspicabile che almeno si consigliassero con chi ne sa. C’è molto da fare e va fatto.

Woolf Works verrà in Italia?

Non credo, è una produzione molto grande.

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