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L’oggetto distinto? Deve suscitare passione, nascere da una perdita di tempo, essere unico. A Londra va in mostra il concetto di lusso.

LONDRA – Spesso il lusso viene distrattamente confuso con una cifra scritta sul cartellino dei prezzi. E Londra, da questo punto di vista, è una città piena di lusso: lusso internazionale, lusso britannico, lusso pacchiano, lusso talmente sobrio da non sembrare neppure lusso. Una realtà che attira persone da tutto il mondo e sulla quale il Victoria and Albert Museum ha deciso di organizzare una mostra per rispondere alla domanda radicale: cos’è il lusso? La risposta non è quella che ci si aspetterebbe – le tre stanze dell’allestimento non sono ricolme di diamanti e broccati ma di oggetti apparentemente disparati – e il percorso tracciato è destabilizzante. Passa attraverso l’illustrazione di dieci concetti che vanno a definire il ‘lusso’: la precisione della lavorazione, il carattere straordinario dell’oggetto, la sapienza con cui è realizzato, l’opulenza del risultato, la sua esclusività, ma anche l’innovazione, l’investimento di tempo e di denaro, la passione che suscita, il piacere che si porta dietro e il fatto di non essere essenziale. Deve sfidare le leggi del mercato, l’oggetto di lusso, come la splendida lampada fatta con degli impalpabili soffioni applicati a mano o i cilindri di vetro in cui sembrano essere intrappolate meduse che si rivelano poi essere delle illusioni fatte di cenere e bolle d’aria. Deve essere espressione del rango di chi lo indossa, come la mantella veneziana ricamata del tardo Seicento, la ventiquattr’ore di pelle intarsiata dalla lavorazione sopraffina o la giacca d’alta uniforme militare in cui ogni bottone ha un significato.

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Oggetti che ci mettono un’eternità ad essere fatti, come i lavori dell’orafo Giovanni Corvaja, che con 160 km di sottilissimi fili d’oro ha realizzato un copricapo che sembra un piccolo colbacco, e che col tempo diventano caratteristici di chi li porta dietro, come le scatolette di lacca e pietre preziose di cui Federico il Grande era appassionato, avendone circa 300 diverse. Quello che oggi ci sembra banale e volgare come la plastica un giorno potrebbe diventare rarissimo e, paradossalmente, trasformarsi in oggetto di desiderio. O magari, come nel caso dell’ambra e del corno, certi materiali di lusso non più disponibili potrebbero essere sostituiti da qualcosa in cui la lavorazione intensiva si sostituisce alla rarità della materia: un esempio straordinario è la bellissima toeletta con specchiera anni ’70 realizzata con dei capelli umani. A vederla sembra fatta di legno tropicale, ma da vicino di intravedono i mille filamenti incastonati nella resina. Anche l’attesa di ricevere qualcosa di personalizzato e misterioso in un mondo di oggetti e servizi efficienti e massificati diventa in sé un lusso, un richiamo alla propria individualità persa nella molteplicità. Una piccola mostra di sorprese e di scoperte, che permette di guardare il resto del V&A con sguardo nuovo. Anche grazie al video con cui si conclude l’esibizione. Intitolato ‘The Last Man’, mostra una mano invisibile che cerca in mille modi di addobbare una misera sedia in una stanza spoglia, decorandola in tutti i modi possibili, senza mai fermarsi. L’ultimo uomo alle prese con l’ultima sedia farebbe quello che siamo nati per fare: cercherebbe di renderla più bella.

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