the glorious land

La rivoluzionetta d’ottobre. A Londra va in scena un Marx scoppiettante e leggero come una bollicina di champagne (da Il Foglio del 5 novembre)

LONDRA – Apri uno sfolgorante teatro nuovo da dodici milioni di sterline – tutti fondi privati – con affaccio sul Tamigi e lo inauguri con una piece intitolata Young Marx, sulla giovinezza squattrinata dell’autore de Il Capitale. E’ ottobre, centenario della rivoluzione russa, nei cinema di Londra si ride a crepapelle con la morte di Stalin raccontata da Armando Iannucci, i Quaderni del Carcere di Antonio Gramsci sono esposti in città per la prima volta nella loro storia, il Labour è saldamente nelle mani di un trotskista come Jeremy Corbyn e pure Theresa May, nel suo piccolo, si è messa un bracciale con Frida Khalo in un’occasione importante. E poi l’anno prossimo cade il bicentenario della nascita di Karl da Treviri, di marxismo ci si riempie la bocca nel dibattito pubblico da un po’ e pazienza che la città parli enfaticamente di altro: nel complesso dove sorge il nuovissimo Bridge Theatre, prima grande sala commerciale costruita a Londra negli ultimi ottant’anni, gli appartamenti di due stanze costano tre milioni e mezzo di sterline, mentre i novecento spettatori a serata si godono il catering di St John, ristorante sublime, e appena usciti oltre il fiume scintilla la City, dove almeno di Marx non si conciona tra una madeleine e uno spritz.

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Non che dentro l’abbagliante teatro – di cui ogni critico ha elogiato la finezza architettonica e l’aver risolto l’annoso problema delle file al bagno delle donne – se ne parli davvero: si celebra un Marx leggerino e divertente, immigrato squattrinato a cui tocca vendersi l’argenteria della moglie Jenny per riuscire a campare in una Londra che lo accoglie e che gli dà la possibilità di starsene in pace nella sala di lettura della British Library a lavorare al suo Capitale, che ha come titolo di lavoro “economic shit”. The Young Marx è prima farsa e poi appena tragedia, ma nelle due ore di divertimento quasi vaudevillesco dello spettacolo scritto da Richard Bean, quello dello strepitoso ‘One Man, Two Guvnors’, si viene fuori con un’immagine del padre del socialismo simpatica e cameratesca, un po’ Paddington l’orsetto immigrato, un po’ studente fuorisede che beve e insegue donne invece di concentrarsi sullo studio. «Pare una sitcom», commenta un anziano un po’ confuso.

La consistente parte di bromance tra Marx e Engels, il quale almeno ha un monologo serio sulla condizione della classe lavoratrice di Manchester – città che si è recentemente dotata di una statua di Engels fatta venire apposta dall’Ucraina dove stranamente non la voleva più nessuno -, non raggiunge le vette del film ‘Der Jung Marx’ dove, secondo il critico del Guardian, il racconto del terzetto formato da Friedrich, da Karl e da sua moglie Jenny «minaccia di diventare il Jules et Jim della sinistra rivoluzionaria».

Come un immigrato qualunque nella Londra di questi tempi, Marx ha troppi figli – nella seconda parte uno muore e si piange – e appena esce dalla casa misera di Dean Street, a Soho, la gente sente solo il suo accento tedesco, che invece sparisce quando parla con gli amici e la famiglia. «Sono il contrario di re Mida, tutto quello che tocco diventa debito», dice con ironia, costretto a nascondersi negli armadi a sfuggire ai creditori e inseguito dalle spie. Litiga con Charles Darwin, mette incinta la governante Nym, sogna di «farsi una pinta in ognuno dei pub di Tottenham Court Road», e senza il supporto anche materiale del più posato Engels non va da nessuna parte. «Se vuoi scrivere una piece su il divario ampio e spesso divertente tra la vita reale e un’icona, la cosa migliore è lavorare su Marx», ha spiegato il regista Nicholas Hytner, uno che invece il tocco di re Mida ce l’ha eccome, avendo già raccolto un milione di sterline al botteghino con la sua pièce che il marxismo lo seppellisce a colpi di risate e gigioneria.

La cosa non è sfuggita al serissimo critico di ‘Socialist Appeal’ che senza una punta di ironia sentenzia che Brecht e Gorky sono meglio. «Quale modo migliore per dissuadere giovani rivoluzionari impressionabili che avere Karl Marx stesso che predica i danni della rivoluzione?», osserva, prima di citare con sgomento la scena in cui il filosofo confessa a Nym che avrebbe voluto che gli studenti del 1848 non avessero mai letto il Manifesto: magari ora le loro vite sarebbero salve. Marx a Londra ha messo radici, è ancora là che riposa a Highgate mentre un gruppo di appassonati organizza camminate marxiste in giro per la città – pare che i cinesi ne vadano pazzi – e dal palcoscenico del Bridge Theatre ci dicono che il genio solitario non esiste, tutto viene fatto in maniera collettiva, anche la stesura del Capitale, che forse deve molto anche all’intelletto di Jenny e di Nym, le due donne di casa. Un marxino sdentato e simpatico, appena un po’ rivoluzionario, che dà un frisson piccolo piccolo. Come una bollicina di champagne.

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