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Le ginocchiate di Westminster, arma segreta di un cambio della guardia (da Il Foglio del 3 novembre)

LONDRA – L’asticella della morale è ferma all’altezza del ginocchio e questa è una delle due conseguenze gravi delle dimissioni di Michael Fallon, ministro della difesa che non ha retto la tensione di sapere che ci sono così tante storie in giro su di lui, scorribande che complice una simpatia per l’alcol avrebbero rischiato di far apparire la vicenda della giornalista, peraltro ironica e pugnace, approcciata nel 2002 per quello che è: ben poca cosa. L’altra è che si è aperta la prima grave frattura in un governo fragile, che deve negoziare una Brexit per la quale ha poco tempo e poche idee: e pazienza che sia stata subito ricucita nominando il baldo Gavin Williamson, definito ‘l’assassino col volto da bambino’ con la consueta mano leggera dall’Evening Standard di George Orborne, la breccia e’ aperta, ormai chiunque può cadere. Williamson, ex capogruppo, chief whip, piace a molti, ma ci si chiede anche perché la Premier ci abbia messo poche ore a scegliere proprio l’uomo che raccoglieva i pettegolezzi per un posto così importante.

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Una tempesta politica nata da un ginocchio. Neanche i vittoriani sarebbero arrivati a tanto – il più vittoriano di tutti, Jacob Rees-Mogg, ha detto che le relazioni tra uomo e donna devono essere basate sulla «buona educazione» – e infatti quello in corso a Westminster è un cambio della guardia oltre che una caccia alle streghe: quelle mura hanno visto di tutto, di Fallon si parla da tempo, c’è gente sulla famosa lista apocrifa che è stata indagata per aggressione sessuale nei confronti di sette persone, gente con cui nessuna donna o giovane uomo di buon senso avrebbe mai corso il rischio di trovarsi da solo eppure mettendo casi così gravi accanto a storie minime come la relazione stranota tra Amber Rudd e un altro deputato è un modo per creare un gioco di specchi che confonde tutti.

I nomi ci sono tutti, anche quelli molto molto importanti, ma siccome stanno iniziando anche le minacce di azione legale da parte di gente che non intende riconoscersi in quelle descrizioni – «mano lunga», «inappropriato», «chiede alla sua assistente di fare cose strane» – tutti tacciono in attesa di accuse concrete, che vadano possibilmente al di sopra del ginocchio. Alcuni degli importantissimi hanno vite private movimentate, ma sono seduttori seriali, non molestatori. “Certa gente si dà talmente tanto da fare che non perde tempo con gli assistenti”, spiegano gli osservatori, anche se qualcuno di questi, il più vulcanico di tutti, è sulla lista proprio per un misterioso e non meglio precisato accordo di riservatezza con una giovanissima.

Tra vicende che hanno il retrogusto della montatura – Mark Garnier è rimasto al suo posto al ministero del Commercio estero nonostante l’accusa di aver chiamato la sua assistente «tette di zucchero» e di averla mandata a fare shopping in un sex shop – e altre che le stesse presunte vittime hanno voluto smentire con vigore, visto che anche tra i ranghi degli assistenti e dei ricercatori c’è molta paura di vedere il proprio nome trascinato nelle geometrie invariabili del moralismo usato come arma di guerra, il nome a cui tutti stanno guardando è quello di Damian Green, sessantunenne vice della May e uomo cardine dell’equilibrio precario che si è creato dopo la catastrofe delle elezioni anticipate di giugno. La sua accusatrice si chiama Kate Maltby, ha 31 anni e scrive per i giornali conservatori: nel 2015 Green le ha toccato il ginocchio, nel 2016 le ha mandato un messaggio appena un po’ salace dopo aver visto una sua foto con un castigatissimo corsetto sul giornale.

Fuoco amico per raccontare una storia che sa di sessismo, certo, ma che ancora una volta, con la ragion di stato della Brexit alle spalle e le vicende ben più gravi di cui si parla – una laburista è stata violentata e le hanno detto di stare zitta, il rischio è che sia successo a molte – non può non sollevare dei dubbi. Che sia stato un tentativo di procedere ad un’esplosione controllata per convincere l’opinione pubblica che fosse tutta una questione di mani ballerine di cui scusarsi con cospicuo ritardo, fatta fallire dal vento che tira dagli Stati Uniti? Per la May è un grosso problema, anche perché è ormai noto che ogni settimana viene aggiornate sui vizi privati dei suoi colleghi di partito. Ha cercato di tamponare la situazione promettendo innanzi tutto un sistema di denuncia gestito in maniera indipendente, che risolva uno dei problemi più frequenti tra quelli raccontati da chi ha subito molestie: l’omertà.

Con otto bar e le sessioni notturne, le nicchie e gli anfratti di un palazzo che sta crollando materialmente a pezzi sono terreno fertile per comportamenti che sanno di vecchio e di stantio e che la nuova generazione di britanniche potenti non vuole più: in BBC si protesta per salari tre volte più bassi per le donne che fanno lo stesso lavoro degli uomini. Uomini vecchi e potenti che nel partito sono spesso anche euroscettici – non Green, non Fallon, ma molti altri – e si sa che quella è la faida in corso, quella la frattura che spacca il partito. Ben sopra il ginocchio.

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