Quando il capro espiatorio e’ colpevole

Fosse solo per lui e per la sua senile determinazione a non farsi deporre anzitempo su una panchina dei giardinetti, mi verrebbe da ridere. Le ultime settimane, piu’ o meno, le abbiamo finalmente passate a parlare un po’ di politica e penso che le primarie del PD abbiano fatto intravedere un percorso relativamente sano e la possibilita’ di ridare, col tempo, all’Italia la forma di un paese normale. Per questo ero quasi certa che, psicologicamente, avessimo superato sia Berlusconi che lo stucchevole quanto inefficace antiberlusconismo iniziato con le significative campagne ‘Meno tasse per Titti’ e ‘Meno tasse per Totti’ nel 2001. Il dibattito pubblico aveva finalmente raggiunto un livello accettabile rispetto alla desolante piattume degli ultimi anni, e per la prima volta ero quasi quasi un po’ ottimista. Invece da quando Berlusconi e’ uscito dall’armadio la settimana scorsa, in un momento in cui personalmente ero ottenebrata dalla tristezza e poco propensa ad arrabbiarmi ulteriormente, si e’ tornati tutti a parlare solo di lui. Che lui potesse rifarsi avanti era tutto sommato nelle cose, conoscendo il personaggio. Ma che noi ci facessimo trovare ancora in uno stato di dipendenza psicologica acuta, questo e’ deprimente sul serio.

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D’altra parte, la spiegazione e’ semplice e non sta solo nella necessita’ di dare lavoro ai professionisti dell’antiberlusconismo, ma anche in coloro che hanno usato SB come alibi (convincente, per carita’, ma solo fino ad un certo punto) per le proprie colpe e mancanze. Nonostante gli evidenti limiti del personaggio, continuare a pensare che il misero stato dell’Italia sia da sempre solo colpa dell’onnipotenza malefica di Berlusconi e’ un vizio di ragionamento, una tesi perniciosa e sterile, che deve buona parte della sua validita’ al terribile effetto che l’ex premier ha avuto sulla testa della gente, oppositori compresi. L’idea che sia tutta colpa di Berlusconi l’ho sentita ripetere spesso non dalle possibili vittime di un sistema sballato, ossia i piu’ giovani, gli anelli deboli, gli eterni stagisti ecc ecc, bensi’ da tanti personaggi con un potere sufficiente da essere in condizione di fare, nel loro piccolo o nel loro grande, una consistente differenza.

Ma con un alibi cosi’ perfetto, perche’ darsi da fare per cercare di essere migliori? Purtroppo berlusconismo e antiberlusconismo sono stati una grande esperienza di deresponsabilizzazione collettiva e pensare che questa coreografia possa ricominciare mi fa stare male, malissimo. Spero tanto che la politica italiana riesca ad inventarsi un inizio che non dipenda unicamente dalla fine di SB e che abbia il coraggio di sbagliare da sola, emancipandosi dal suo colpevolissimo capro espiatorio. Ho come il sospetto che i risultati elettorali seguirebbero a ruota.

La ragazza milanese “adottata” dai socialisti belgi – da ‘Pubblico’ del 10 ottobre

Attenzione ai bambini e alle loro esigenze, aiuti alla mobilità sostenibile e lotta senza quartiere contro ogni forma di discriminazione. Sono questi i punti centrali del programma con cui la milanese Francesca Lazzaroni, classe 1978, laureata in psicologia a Padova, un passato nell’associazionismo e nella cooperazione e dal 2005 profonda conoscitrice degli arcani dell’Unione europea e dei suoi bilanci, spera di vincere le prossime elezioni amministrative nella lista del candidato sindaco socialista. Lo straniamento che si prova leggendo queste righe viene superato pensando che tutto ciò avviene a Saint-Gilles, Bruxelles, Belgio, e che il socialista in questione, Charles Picqué, per puntare alla sua riconferma alla guida di uno dei 19 comuni della capitale belga ha dispiegato una squadra multietnica, specchio perfetto della realtà già amministra. E siccome nelle belle case ariose che popolano le strade chiare di Saint-Gilles gli italiani sono ben 1.800, Picqué ha chiesto a Francesca di provare a rappresentarli e a cercare di coinvolgerli di più nella vita cittadina, visto che solo 400 di loro sono registrati e possono quindi votare.

“Quello che ha voluto fare il sindaco con la sua lista è aprire alla realtà delle famiglie politiche vicine alla sua in modo da dare voce anche gli altri abitanti della commune”, spiega Lazzaroni dal suo ufficio al Parlamento europeo, dove lavora da anni come assistente di Francesca Balzani, pugnace avvocatessa ligure eletta nelle file del PD. “Alle scorse comunali era stata aperta la possibilità di candidarsi ai cittadini europei non belgi, e da candidata non ho dovuto prendere la nazionalità belga”, racconta Francesca, notando il divario tra il suo lavoro in Parlamento, “dove si sta chiusi in ufficio fino a tardi”, e “questo tipo di campagna elettorale in cui si fa il vero porta a porta, si ascolta la gente, ci si rimboccano le maniche”.

Tra gli italiani di Saint-Gilles ci sono due categorie con esigenze e sensibilità ben distinte, ossia i funzionari europei arrivati da una pochi anni e la vecchia guardia degli emigrati. Tutte e due le comunità, per ragioni molto diverse, sono poco integrate con la vita del loro quartiere. “Andando a bussare a casa della gente ho visto che la prima immigrazione è un po’ abbandonata e che non è stato ricreato fino ad ora quel senso di comunità che esiste ad esempio tra i portoghesi, o tra i francesi. Bisogna pensare a degli eventi per tutti, dagli anziani che si vogliono ritrovare in una festa di piazza ad un centro culturale per proiettare i grandi film italiani”,  ragiona Francesca, che nel rispetto delle leggi belghe sta procedendo all’insegna di una frugalità quasi maniacale.

“Me la pago da sola la campagna, me la pago assolutamente da sola”, spiega con il tono di chi sta per raccontare qualcosa di divertente: “Pure il capolista ha un tetto massimo di spesa di 1.800 euro, perché c’è un regolamento che vieta di superarlo. Io sto pagando tutto, e di tutto devo presentare la ricevuta. Niente fotocopie dei volantini da un’amica o al lavoro: se ne faccio 100, devo avere la fattura. Tra una cosa e l’altra, benzina e fotocopie, avrò speso 400 euro. Il mio evento di campagna elettorale è stato l’8 ottobre, nella pizzeria Momo, che è di un amico che me l’ha messa gentilmente a disposizione. Io ho cercato di raccogliere tutti gli italiani e i possibili elettori, che sono i 25-40enni del quartiere. Momo ha aperto la pizzeria e c’è stato un dibattito con il sindaco Picqué, ma chi voleva la pizza se l’è dovuta pagare da solo. Se gliela avessi offerta io sarebbe stato come se avessi comprato un voto”. Ovvio, no?

E non che una volta eletti si entri in chissà che casta. “Come semplice consigliere comunale prenderei qualcosa tipo 45 euro al mese. Un assessore credo sia sui 1.700 euro, ma tutto ovviamente dipende dal ruolo che ti danno”. Se in Italia ci lamentiamo delle preferenze, nel Belgio trasparente ma anch’esso imperfetto il problema è quasi l’opposto: “Ogni lista ha 35 candidati, e ogni elettore può dare 35 preferenze. Vedremo…”. Visto che non c’è alcun conflitto d’interessi, Lazzaroni potrebbe comunque mantenere il suo posto di lavoro come assistente parlamentare. Lavoro che le ha dato molte soddisfazioni, dal negoziato sulle emissioni di Co2 delle auto con Guido Sacconi, ex eurodeputato del DS, a quello sul bilancio europeo, di cui la Balzani era relatrice e che Francesca conosce come le sue tasche.

C’è però un forte arricchimento personale a fare quello che sta facendo questa trentaquattrenne milanese, ed è quello di superare lo stadio dell’expat e guardare da un’altra prospettiva la città in cui vive da 7 anni. “La mia campagna elettorale, iniziata a giugno, mi ha fatta sentire più integrata, in particolare vista la mia situazione: lavoriamo fino a tardi e viviamo Bruxelles solo dopo le 8 di sera”, spiega. Forse proprio per questo Francesca ha cercato un modo per migliorare la vita di una comunità, andando a toccare quella realtà sociale che le è mancata per anni. Ma per ora è felice di limitare la sua esperienza politica al Belgio. “Una carriera nazionale non mi interesserebbe”, spiega. “Il valore aggiunto che mi dà questa esperienza rispetto al mio lavoro è il contatto con le persone. Lo sento più bello ed interessante al confronto con i toni della politica italiana, ma magari sbaglio”, aggiunge. E conclude, con tocco brussellese: “A livello nazionale, se ne avessi la possibilità, preferirei contribuire da tecnico”.