Londra-Bruxelles, o del perché non basta essere un treno per unire due città

Bruxelles è la città perfetta. Ha le dimensioni ideali, mantiene un suo mistero pur essendo levigata e cosmopolita, costa poco e permette di vivere in appartamenti splendidi, di viaggiare per l’Europa come fosse il giardino di casa e di lavorare tanto e uscire ogni sera senza rischiare l’esaurimento fisico e nervoso. Chi pensa che sia solo un pascolo per euroburocrati annoiati fa un grande errore, perché Bruxelles è la capitale di molte cose oltre alla UE, e non parlo solo della Nato e di qualche multinazionale. La sua scena artistica ha una spontaneità che altri posti, Parigi compresa, hanno perso da tempo, la moda belga è tra le più ricercate del mondo, come dimostrano le botte da orbi che si sono date le clienti di H&M per accaparrarsi la collezione di Martin Margiela, e l’antiquariato, per chi ha la pazienza di andarsi a spulciare le polverose Wunderkammern piene di oggetti strani e meravigliosi nella città vecchia, garantisce grandi soddisfazioni. Questo per rispondere a tutti quelli che dal 2006 al 2011 mi hanno spesso chiesto: ma abiti davvero in quella palla di città?

Per completezza di cronaca vanno naturalmente menzionati anche il tempo infame, il dibattito politico sconfortante, le strade un po’ sporche le cui notevoli bellezze sono inframmezzate da una serie di mostri architettonici e il rapporto non sempre semplicissimo con la popolazione locale, naturalmente tendente al burbero. Tuttavia, nella lista dei difetti, ho sempre pensato che l’unico veramente intollerabile fosse l’imponente bruttezza del quartiere europeo e la totale mancanza di volontà (o di capacità) di dare all’ambizioso progetto comunitario una rappresentazione architettonica più serena e vivibile. Dalla metro sciatta con l’odore di gauffre rancida all’inospitale rotatoria circondata da palazzi dallo stile confuso e dall’eterno cantiere accanto al Consiglio aperto da almeno 7 anni (somiglia tanto a certe immagini di Beirut), l’Europa, vista da Rond-point Schuman, dimostra scarsa autostima e rischia di impressionare in maniera negativa le scolaresche che ne visitano il quartier generale. Non so chi dovrebbe rendersene conto per cambiare le cose, ma spero sempre che un giorno qualcuno apra la finestra e decida di fare qualcosa. Basterebbero due alberi e una bella ramazzata, veramente.

Il motivo per cui sto scrivendo di Bruxelles è che ieri ci sono tornata per qualche giorno da turista e, lontana dalle ragioni e passioni che mi hanno portata a starci molto a lungo e poi ad andare via in poco tempo, ho cercato di analizzarla per quello che è, forte di 14 mesi di distanza e dell’esperienza di una città universalmente considerata molto cool, ossia Londra. Su quest’ultimo punto c’è poco da dire, anche se non è necessariamente uno svantaggio per l’eurocapitale: Bruxelles è la città più tollerante d’Europa, una tela bianca sulla quale scrivere quello che si vuole. Non influenza chi ci abita con mode, comportamenti, abitudini. Ciò detto non lancia una tendenza globale dai tempi in cui venne fritta la prima patatina della storia. Ma a pensarci bene è una caratteristica commovente della città quella di non indurti a indossare strani cappelli o ad andare a dormire alle 11 o a fare, in generale, come tutti gli altri. Perché a Bruxelles ciascuno fa a modo suo, fieramente o timidamente, senza che questo sconvolga nessuno. C’è un però: per godersi tutto questo potenziale ci vogliono grandi progetti e una grande energia, o si rischiano noia e ripetizione.

Londra è una città che ti entra dalla finestra ogni mattina e ti viene a cercare, che chiede tanto e dà tanto, ma dove tutto ha un prezzo e dove il lato incontaminato, anche esteticamente, è pressoché inesistente. Questo può essere molto bello o molto brutto, a seconda del punto di vista. A Bruxelles però bisogna ricordarsi di rovistare in ogni angolo per trovare quello che si cerca, perché quando si smette di essere attivi la città si scolorisce presto. Alla fine ho fatto la mia scelta, e me ne sto felice a Londra dopo aver chiuso un lungo, bellissimo capitolo. Ma un posto così divertente come Bruxelles dove essere giovani adulti liberi, coltivare sé stessi e le proprie passioni e condividere il tutto con orde di persone animate dalla stessa curiosità, io non l’ho mai visto.